La professoressa Isabella Milani è online

La professoressa Isabella Milani è online
"ISABELLA MILANI" è uno pseudonimo, scelto per tutelare la privacy dei miei alunni, dei loro genitori e dei miei colleghi. In questo modo ciò che descrivo nel blog e nel libro non può essere ricondotto a nessuno.

visite al blog di Isabella Milani dal 1 giugno 2010. Grazie a chi si ferma a leggere!

SCRIVIMI

all'indirizzo

professoressamilani@alice.it

ed esponi il tuo problema. Scrivi tranquillamente, e metti sempre un nome perché il tuo nome vero non comparirà assolutamente. Comparirà un nome fittizio e, se occorre, modificherò tutti i dati che possono renderti riconoscibile. Per questo motivo, mandandomi una lettera, accetti che io la pubblichi. Se i particolari cambiano, la sostanza no e quello che ti sembra che si verifichi solo a te capita a molti e perciò mi sembra giusto condividere sul blog la risposta. IMPORTANTE: se scrivi un commento sul BLOG, NON FIRMARE CON IL TUO NOME E COGNOME VERI se non vuoi essere riconosciuto, perché io non posso modificare i commenti.

Non mi scrivere sulla chat di Facebook, perché non posso rispondere da lì.

Ricevo molte mail e perciò capirai che purtroppo non posso più assicurare a tutti una risposta. Comunque, cerco di rispondere a tutti, e se vedi che non lo faccio, dopo un po' scrivimi di nuovo, perché può capitare che mi sfugga qualche messaggio.

Proprio perché ricevo molte lettere, ti prego, prima di chiedermi un parere, di leggere i post arretrati (ce ne sono moltissimi sulla scuola), usando la stringa di ricerca; capisco che è più lungo, ma devi capire anche che se ho già spiegato più volte un concetto mi sembra inutile farlo di nuovo, per fare risparmiare tempo a te :-)).

INFORMAZIONI PERSONALI

La mia foto
La professoressa Milani, toscana, è un’insegnante, una scrittrice e una blogger. Ha un’esperienza di insegnamento alle medie inferiori e superiori più che trentennale. Oggi si dedica a studiare, a scrivere e a dare consigli a insegnanti e genitori. "Isabella Milani" è uno pseudonimo, scelto per tutelare la privacy degli alunni, dei loro genitori e dei colleghi. È l'autrice di "L'ARTE DI INSEGNARE. Consigli pratici per gli insegnanti di oggi", e di "Maleducati o educati male. Consigli pratici di un'insegnante per una nuova intesa fra scuola e famiglia", entrambi per Vallardi.

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domenica 29 aprile 2012

I BLOG degli amici di Isabella Milani!

Cari amici, ho pensato di mettere questo post, dove, se lo desiderate, potete mettere l'indirizzo del vostro blog, o delle vostre pagine, accompagnato da una breve/brevissima descrizione.
Comincio con il blog di Valerie.
Aggiungete i vostri!

giovedì 26 aprile 2012

lunedì 23 aprile 2012

C’era un alunno che non aveva la gamba destra. 304°

C’era un ragazzo che non aveva la gamba destra. Gli era stata tagliata quando era piccolo e non si sapeva bene perché. Avrebbe potuto vivere bene anche senza una gamba, se solo avesse potuto. Invece, fin da piccolo veniva preso in giro dai compagni, per quella sua gamba finta. E veniva emarginato perché non poteva giocare, non poteva correre, saltare, andare in bicicletta. "Posso giocare a calcio con voi?", diceva. "No! Ci fai perdere", rispondevano.
E la maestra prima, e i professori poi, gli urlavano “Ma perché rimani indietro ?! E corri come gli altri! Pelandrone! Dai, che fai perdere tempo a tutti! Siediti, su, e lascia giocare gli altri!”.
Lui andava a casa e avrebbe voluto dirlo alla mamma, ma la mamma non era mai a casa, perché lavorava tutto il santo giorno, e, quando c’era, era troppo stanca per ascoltarlo, e lo faceva tacere. Il padre era un camionista sempre in giro e, quando c’era, aveva alzato il gomito e non era dell’umore adatto per ascoltarlo.
Ogni giorno tornava a scuola e ogni giorno i professori gli dicevano “Salta! Corri! Muoviti! Fai rallentare la fila! Ma com’è possibile che tu non ci riesca? No, non puoi giocare! Hai una gamba sola, non ci riesci! Smettila di giustificarti! Non inventare scuse! Se tu lo volessi potresti! Guarda gli altri! Non hai la gamba destra, ma hai la sinistra!” e così via. E i bambini lo canzonavano e non lo invitavano mai a giocare.
Così, giorno dopo giorno. Finché un giorno cominciò a fare lo sgambetto a quelli che passavano. Rideva in faccia alla professoressa che diceva “Come mai non hai ancora fatto il salto?”, si rifiutava di fare qualunque cosa, e rispondeva "chissenefrega!"; usava la stampella per battere sul banco, e disturbava la lezione tutte le volte che poteva. I professori urlavano, alzavano gli occhi al cielo, sbuffavano, guardavano gli altri ragazzi come per far loro capire che quel ragazzo li stava danneggiando, lo buttavano fuori dall'aula, gli mettevano note.
Allora i professori decisero che erano davvero stufi del suo comportamento. Si riunirono e si dissero che non si poteva andare avanti così. Misero a verbale che il ragazzo era svogliato, maleducato e provocatore, e che non riusciva a socializzare. Si dissero, e misero a verbale, che avevano fatto di tutto per recuperlo, ma non c’era stato verso di insegnargli a comportarsi correttamente. Concordarono tutti sul fatto che loro avevano un programma e una classe da mandare avanti e non potevano star dietro a quell’alunno che non ne voleva sapere di impegnarsi. Dissero che rendeva impossibile la lezione, che i genitori degli altri ragazzi erano andati a lamentarsi con il preside perché la presenza di quel compagno caratteriale rendeva difficile ai loro figli lo studio e l’attenzione. I professori conclusero che non serviva che elementi come quello studiassero, e che era meglio che andasse a fare l’idraulico.
Decisero che meritava la bocciatura.
Ecco, questo è quello che di solito facciamo con i ragazzi difficili.

venerdì 20 aprile 2012

Per chi vuole comperare i miei CONSIGLI. 303°

Cari lettori del blog, credevo di aver riempito il blog e facebook di notizie su come acquistare il libro di consigli, ma evidentemente non è abbastanza, perché ricevo mail di persone che mi chiedono dove possono acquistarlo e se si può acquistare in libreria.
Ecco quindi un ripasso generale:
Si può comperare in libreria? purtroppo no.
Si può comperare nelle librerie online? Sì, nelle principali. Per esempio su AMAZON.
Si può comperare su LULU? certo, è LULU che lo stampa.
Esiste in versione eBook? Certo, ed è la versione che consiglio se avete fretta di leggerlo. Qui.
Dove si possono leggere le recensioni? Si possono leggere qui.
E' tardi per comperare i Consigli pratici per giovani insegnanti? Assolutamente no. E' un ottimo momento, perché potete leggerlo ora e studiarlo durante l'estate, pronti per un rientro alla grande :-) Come ho scritto qui.
Per favore, pubblicizzate il libro, se vi piace e, naturalmente, il blog. Scrivete la vostra recensione, se lo avete letto, mi raccomando!
Grazie!

“La classe non mi ascolta”. 302°

Franca mi scrive:
“Gentilissima professoressa, ho letto il suo libro con entusiasmo, in quanto ho trovato dei consigli veramente utili; ho bisogno però di un suo particolare suggerimento. Insegno italiano e storia in una classe terza di un istituto professionale. Il mio problema è che non sto riuscendo più a gestire questa classe, sicuramente ho sbagliato qualcosa nel mio comportamento.... mi sento svilita, ma non mi voglio arrendere, non voglio arrivare alla fine dell'anno scolastico senza essere riuscita a svolgere il mio lavoro. Con gli alunni delle altre classi ho un rapporto bellissimo: spiego, mi seguono, io seguo loro, discutiamo.... ma con gli alunni di questa terza è tutto diverso: non sono riuscita a trasmettere quella "autorevolezza" di cui lei parla. In questa classe non mi considerano: io entro e loro escono, quelli che rimangono in classe continuano a parlare come se non fosse entrato nessuno e non è servito stare davanti la porta, come ha suggerito lei, non si sono accorti nemmeno di questo!!!! Io inizio a spiegare ma loro gridano, si alzano, si tirano gessetti, alcuni ascoltano musica, altri leggono giornali di moto, addirittura ieri hanno iniziato a giocare a carte come se nulla fosse ( carte che io ho sequestrato) . A nulla valgono le note, le verifiche di punizione, le interrogazioni.... prendono tre, quattro, ma non gli importa. Se li riprendo mi gridano contro. Mi sento inutile e umiliata. L'unico ragazzo che vuol seguire mi dice: "prof ma perchè non fa nulla? quando facciamo lezione?" e tutto ciò mi fa sentire ancora peggio. Non ho l'appoggio degli altri colleghi perchè con i professori delle materie pratiche vanno bene, si lamenta solo l'insegnante di inglese (ma lei ha solo 2 ore ed è molto spesso assente). Mi dia per piacere qualche suggerimento, qualche aiuto..... in questa situazione non posso arrivare alla fine dell'anno. grazie in anticipo della sua risposta e ancora grazie per i consigli che ci dà. Franca.”

Cara Franca, evidentemente hai permesso troppo all'inizio e ora la situazione ti è sfuggita di mano. Per il prossimo anno ricorda un concetto base: mai permettere una mancanza di rispetto. Neanche piccola.
Per il resto: se hai letto il mio libro, avrai letto la parte in cui descrivo i ragazzi che non sono interessati ad imparare. Nella terza che descrivi, evidentemente, ci sono parecchi ragazzi disinteressati alla tua materia. Non ne capiscono l’utilità. Che senso ha continuare a cercare di far loro imparare quello di cui non capiscono l’utilità? Non ha senso. Se tu ti fossi accorta subito di questo, avresti potuto studiare come arrivare a scalfire il loro disinteresse, avresti impostato le lezioni proponendo esempi pratici di uso dell’italiano nel lavoro, e piano piano saresti riuscita ad ottenere qualcosa.
Non tutte le classi sono uguali: con questa hai maggiori difficoltà. Può capitare.
Un’altra capacità che bisogna avere è quella di sapersi arrabbiare davvero, mostrando la tua rabbia per essere stata offesa. Ti devono notare. E devi saperlo fare in modo che si sentano dei vigliacchi, delle persone ingiuste, e non dei simpaticoni che ridono della tua sfuriata. Non devi urlare pateticamente come chi è disperato: chi urla ha perso in partenza. Devi essere indignata. Furibonda. Non fare più lezione finché non sono cambiati. Stai attenta a non offenderli mai. Ma vendi cara la pelle: combatti per farti rispettare. Dedica tutta l’ora a rendere impossibile la partita a carte. Se sai di non riuscire a sequestrare le carte, non minacciare di farlo.
Minaccia solo se puoi mantenere. Non minacciare di dare dei brutti voti, visto che sai già che non se ne importano nulla.
Non fare riferimento al fatto che con gli altri vanno bene. Sarebbe come ammettere che non sei capace di gestirli.
Cerca di spiazzarli con frasi e atteggiamenti che non si aspettano. Individua i veri “capi” della classe e agisci su di loro fuori dall’aula. Chiamali fuori dall’aula, uno alla volta, con una scusa. Poi parla con loro, senza mostrare la tua apprensione. Mostra la tua preoccupazione per il loro futuro, immediato e lontano. Chiedi spiegazioni del loro comportamento.
Sii sicura di te. Per poterlo essere, devi convincerti del fatto che tu hai il diritto di essere rispettata, e loro hanno il dovere di rispettarti, perché tu sei l’insegnante, sei una persona che sta lavorando, che sta mettendocela tutta per aiutarli. E se loro non lo capiscono, non sono persone giuste. Rispettali. Cerca di fare in modo che si sentano a disagio quando non ti rispettano, perché vedono che sei una persona che invece mostra rispetto per loro.
Soprattutto, non ti colpevolizzare perché non riesci a farti ascoltare da questa classe: è una classe difficile.
Spero che questo possa aiutarti a capire il concetto. Fammi sapere!

lunedì 16 aprile 2012

Il rapporto scuola - famiglia. 301°

Anna mi scrive:
“Buongiorno Professoressa, mi chiamo Anna e sono rappresentante di classe di una prima media. I problemi e disagi che si sono creati all'interno della classe sono diversi. Premetto che è una classe piuttosto numerosa, con elementi non molto tranquilli, che disturbano la classe e che alcuni insegnanti non riescono a gestire. I nostri figli frequentano una sezione con tempo potenziato, cioè vanno fino al Venerdì a scuola, con due rientri, uno fino alle 17.15 e l'altro fino alle 16.10. I compiti assegnati a casa sono davvero troppi, perché impegnano i ragazzi, oltre alle normali ore di scuole, in altrettante ore per lo studio. Molti ragazzi hanno abbondanato attività sportive, molti genitori si sono affidati a persone per aiutare i propri figli con lo studio. Questo disagio è causato dall'orario, che prevede materie da un giorno all'altro e dagli insegnanti, che non vogliono collaborare con noi genitori. Nessuno ha mai detto che non devono essere assegnati i compiti a casa, perchè questi servono a consolidare le conoscenza apprese in classe, ma ci deve essere un equilibrio, come in tutte le cose.
Ho provato durante un consiglio di classe ad esporre questa problematica, chiedendo la loro collaborazione ed un certo equilibrio nell'assegnazione dei compiti a casa. Alcuni docenti, molti infastiditi, mi hanno risposto che quella non era la sede per esporre quella problematica e che ogni singolo genitore sarebbe dovuto andare dai professori ad esporre il disagio. Ma mi scusi, come rappresentante di classe, io rappresento i genitori e quindi qual è la sede dove esporre i problemi della classe?
Un altro problema è che un'insegnante (di storia e geografia) assegna ai ragazzi verifiche scritte, valide per l’orale, così lunghe e difficili, che la maggior parte degli alunni non riesce a completare nel tempo assegnato. Che senso ha assegnare verifiche così lunghe, che non permettono all'alunno la giusta concentrazione e meditazione e non danno risultati per un equo giudizio? Alcuni genitori hanno richiesto in segreteria copia delle verifiche, ma gli è stato risposto, che essendo materie orali, non potevano fare la copia. Un genitore, quindi, che vuole rendersi conto degli errori fatti dal proprio figlio per porci rimedio, cosa deve fare?
Non riuscendo ad ottenere nulla, abbiamo fatto una lettera, con le firme di tutti i genitori tranne uno, al dirigente scolastico, spiegando tutte le problematiche e richiedendo una riunione straordinaria serale, per risolvere la situazione nel modo più pacifico e collaborativo possibile, con la presenza dei docenti, del dirigente scolastico e dei genitori. La riunione è stata fissata, ma purtroppo quando noi genitori ci siamo presentati, erano presenti solo il dirigente scolastico e la vice-preside e nessun docente della nostra classe. Noi genitori abbiamo espresso la nostra delusione nel verificare che ai docenti non interessava collaborare con noi per la risoluzione dei problemi. Durante la riunione abbiamo informato il dirigente e la vice-preside di tutti i disagi nella classe e ci hanno risposto che avrebbero parlato con gli insegnanti per risolvere queste problematiche. Nei giorni successivi alla riunione e nonostante il dirigente avesse parlato con gli insegnanti, alcuni docenti se la sono presa con i ragazzi, dicendo che a loro non interessava niente della riunione fatta, che loro hanno il coltello dalla parte del manico, che avrebbero continuato ad assegnare i compiti, aumentando la quantità e che le cose non sarebbero cambiate. Infatti così è stato, non è cambiato nulla ed in più l'insegnante di storia e geografia umilia i ragazzi, dicendo che non studiano, mettendoli in difficoltà durante le interrogazioni e umiliandoli, ridendo nell'assegnazione di voti insufficienti e nel dire che a lei non frega nulla di bocciare, anzi che è contenta. I ragazzi vanno sempre più mal volentieri a scuola, non sono più motivati e chi anche andava bene a scuola, ora è calato molto nelle valutazioni, che sono tra l'altro molto basse. Ci sono diversi ragazzi che hanno avuto 6 in condotta, 6 non giustificato da note sul libretto o sul registro di classe. E' giusto questo? Il voto massimo in condotta è stato 8. Sono stata, inoltre, informata, che l'insegnante di storia e geografia (come del resto noi genitori ci eravamo già accorti) soffre di un grosso problema di salute, è anoressica. Come può un docente con questo tipo di problematica, avere un comportamento corretto ed educativo nei confronti dei nostri figli? Non si può fare in modo che questa insegnante venga allontanata dalla scuola per un certo periodo di tempo, in modo che cerchi di risolvere i suoi problemi di salute e in modo che il suo atteggiamento smetta di influire sul benessere dei nostri ragazzi?
I genitori mi stanno pressando, perchè vogliono far intervenire l'Ufficio Scolastico Regionale. Le sarei grata se potesse rispondere alle mie domande, dando anche dei consigli per come agire. Grazie. Anna.”
Cara Anna,
La situazione che mi presenti è molto diffusa, purtroppo. I genitori si aspettano un certo tipo di prestazione professionale (più o meno legittima) e la Scuola non ha i mezzi per fornirla (più o meno a ragione).
Se un genitore (come accade) mi chiede se può venire a parlarmi di sabato io rispondo che non posso perché non sono in servizio. Il che non significa che non mi interessa l’argomento. Significa che abbiamo un orario e dobbiamo rispettarlo. D’altra parte, nessuno si sogna di chiedere a chi lavora alle Poste, in banca, all’Agenzia delle Entrate, alla Polizia, in Comune, in Provincia, in ospedale, ecc. di venire a parlare con noi di un nostro importante problema, se è fuori servizio. Noi siamo fuori servizio, di sera. Il preside non poteva invitare i docenti a partecipare alla riunione serale. E gli insegnanti non potevano partecipare perché non era giusto: immagina se dovessimo tener conto delle esigenze di tutti i genitori. Probabilmente, se aveste chiesto un incontro di pomeriggio qualcuno sarebbe venuto. Ma non aveva l’obbligo di farlo, a meno che non sia un consiglio di classe con la sola presenza dei rappresentanti di classe.
Se la classe è piuttosto numerosa, con elementi che disturbano la classe, gli insegnanti si sentono già sottoposti a super lavoro. È molto faticoso lavorare in una classe difficile.
Praticamente ogni giorno, per ragioni varie, veniamo sottoposti ad un gran numero di situazioni irritanti; spesso siamo frustrati dall’impossibilità di fare quello che si dovrebbe fare. A volte per colpa dello Stato che non ci dà le risorse che servirebbero, a volte per qualche collega che dovrebbe non essere un insegnante, a volte per rapporti difficili con colleghi, personale ata, dirigente.
Accade perciò che quando gli insegnanti si trovano di fronte ad una “grana”, quando vengono loro fatte richieste che non possono o non ritengono giusto soddifare, fanno a scarica barile, evitano di parlarne, cercano di modificare la realtà fino a negare l’evidenza, o diventano addirittura sgarbati con i genitori.
Ecco perché tu dici : “Ho provato durante un consiglio di classe ad esporre questa problematica… Alcuni docenti, molti infastiditi, mi hanno risposto che quella non era la sede per esporre quella problematica. Mi chiedi: “qual è la sede dove esporre i problemi della classe?” Il consiglio di classe era la sede, ma dato che non sapevano che cosa dire, hanno optato per quella bugia.
Cercherò di rispondere brevemente alle altre tue osservazioni:
“Questo disagio è causato dall'orario, che prevede materie da un giorno all'altro”: può darsi benissimo, ma – credimi – fare l’orario è molto difficile, e a volte viene male.
Per quanto riguarda “le verifiche scritte, valide per l’orale, lunghe e difficili”, devo dire che può darsi che la professoressa esageri, ma non sta ai genitori stabilirlo. Se sono prove scritte che valgono per l’orale, è vero che la segreteria non può fare delle copie, come non potresti controllare l’interrogazione orale.
Dici “alcuni docenti se la sono presa con i ragazzi, dicendo che a loro non interessava niente della riunione fatta..”. Può darsi che questa risposta sia seguita ad una frase pronunciata dai ragazzi come questa: “Lei non può fare questo perché i nostri genitori hanno fatto una riunione….” Anche qui, non si può fare nulla.
Però, visto che avete già toccato tutte le tappe, potete decidere di informare il l'Ufficio Scolastico Regionale (senza farvi troppe illusioni).
Fammi sapere!

venerdì 13 aprile 2012

Il galateo dell’insegnante di ruolo. 300°

Sento il dovere, dopo aver scritto “Il galateo dell’insegnante” per i supplenti, di scrivere il galateo per l’insegnante di ruolo.
“L’insegnante con parecchi anni di ruolo sulle spalle non ha bisogno di un galateo!” direte voi supplenti.
“Ha esperienza, ed ha sicuramente acquisito la capacità di muoversi elegantemente ed educatamente all’interno delle scuole”, direte anche.
Grosso errore. Il galateo ci vuole, eccome! Appena certi insegnanti diventano di ruolo scatta una specie di ribellione verso il rispetto degli altri. E più passano gli anni, e più buttano la maschera.
Allora, ecco per voi, insegnanti di ruolo che avete perso le buone maniere, il mio “Galateo dell’insegnante di ruolo”. Soprattutto per voi insegnanti uomini. Non tutti, è ovvio.
1. Non si urla nel corridoio come in una caserma: lo sappiamo che siete veri uomini, ma la scuola non è il luogo per dimostrarlo. Date fastidio a chi sta cercando di fare lezione.
2. Durante il Collegio dei docenti non sedetevi in fondo all’aula per discutere di calcio o dell’ultimo ristorantino che avete scoperto. Date fastidio, e se a volte vengono approvate delle cose di cui poi ci pentiamo non è colpa degli altri: è colpa vostra che non siete stati attenti e ci avete anche impedito di ascoltare.
3. Durante lo stesso Collegio, non uscite a fumare mentre stiamo prendendo le decisioni importanti: riguardano anche voi.
4. Non buttate le cose in burletta, urlando dal fondo dell’aula “Dai, che è tardi!”; o non fate al collega che sta parlando il segno delle forbici per consigliargli di tagliare corto: il Collegio serve per parlare di scuola, non di calcio. State lavorando e così facendo impedite anche a noi di lavorare correttamente.
5. E voi colleghe disinteressate alla Scuola: non brontolate perché la riunione si allunga rimproverando chi cerca di discutere i punti all’ordine del giorno, e ripetendo “E basta! Lascia stare. Taglia! Devo andare a fare la spesa!”. Licenziatevi, e fate le massaie tutto il giorno. Ci sono tanti giovani che sognano di insegnare!
6. E voi colleghi che fate un secondo lavoro come architetti, ingegneri, proprietari di palestre e quello della Scuola, per voi, è un secondo lavoro: se non vi interessano i ragazzi, o quello che facciamo a Scuola, non dite, durante le riunioni “Dai, fai presto! Il tempo è denaro! Ho preso un appuntamento per le cinque”. A noi non interessano i vostri affari: se c’è bisogno di parlare di un alunno in difficoltà, vogliamo parlarne, indipendentemente dai vostri appuntamenti. Lasciate libero il vostro posto a qualcuno che ama insegnare e che non ne ha neanche uno, di lavoro.
7. Non masticate in classe la chewing-gum, che è vietata ai ragazzi: sembrate dei ruminanti, siete diseducativi, e state facendo un abuso di potere.
8. Non mangiate la brioche, non prendete il caffè in classe in faccia ai ragazzi ai quali viene impedito. E neppure permettete loro di banchettare per banchettare anche voi: o si lavora o si banchetta. Ci sono gli intervalli, per lo spuntino.
9. Non fate gli amiconi con i ragazzi: non li fate divertire. Li fate ridere.
10. Non prendete in giro i ragazzi, non fate loro il verso perché siete esasperati; non rispondete loro con frasi sgarbate perché siete nervosi per i fatti vostri: questo è bullismo. È abuso di potere, perché se loro fanno la stessa cosa, voi prendete provvedimenti disciplinari nei loro confronti.
11. Non chiamateli “Scemi”; non dite “come al solito non capisci niente” o frasi così. È una cosa grave: se lo fate, dovreste essere allontanati dalla Scuola, perché non siete educatori.
12. Non accendetevi una sigaretta in classe dicendo “denunciatemi!”. Questa non è questione di bon ton. Siete dei bulli. Non dovreste insegnare.
13. Rispettate tutte le regole della Scuola e della vita civile: siete educatori e non potete insegnare a trasgredire le leggi.
14. Non arrivate sempre all’ultimo momento, lasciandoci sulla porta dell’aula ad attendervi.
15. Non fate i moderni lanciando qua è là qualche parolaccia davanti ai ragazzi, o sedendovi sulla cattedra come se foste sulle gradinate dello stadio. Non si addice al vostro ruolo.
16. Voi che insegnate scienze motorie: non leggete il giornale, non chiacchierate durante gli esami o i consigli di classe, per poi intervenire di punto in bianco spiegando a tutti i colleghi che non hanno capito nulla dei ragazzi: non è solo attraverso il calcio o la pallavolo che si possono capire i ragazzi. Ci sono anche le lezioni dialogate, i temi, le discussioni in classe che forse danno qualche elemento in più per capirli.
17. Voi che insegnate scienze motorie e siete proprietari di una palestra: non rifiutate qualsiasi attività pomeridiana lasciando ai colleghi il piacere del pomeriggio “perché voi avete da fare”. Anche noi, abbiamo da fare.
18. Voi colleghi che non insegnate materie linguistiche o scientifiche: non evitate sempre di fare i verbali lasciano ai colleghi il piacere di farli. Non è una scusa: siete insegnanti e dovete per forza essere in grado di scrivere un verbale. Se fate fatica, allenatevi. Non piace a nessuno fare il verbale, ve lo assicuriamo.
19. Voi colleghi che non riuscite a tenere la disciplina: non lasciate la porta aperta come deterrente. Non è giusto che facciate pagare a noi il prezzo delle vostre difficoltà: chiudete la porta perché ci date fastidio.
20. La sala professori è il luogo dove ci rifugiamo nelle ore buche, per un po’ di tranquillità, per prendere un caffè, per correggere i compiti, per compilare il registro con calma, per scambiare due chiacchiere: non è il luogo dove discutere di politica come si discute di un rigore dato per errore; non è il luogo dove si parla in cinque tutti insieme, uno più forte dell’altro, e neppure il luogo dove si raccontano barzellette e si sghignazza . Proprio voi che rimproverate i ragazzi che fanno rumore, con quale faccia fate un baccano d’inferno?
21. I (pochi) PC della sala professori servono per lavoro: non occupatene uno per tutta la vostra ora buca per vedere i video della Ferrari, o per cercare dove andrete in vacanza, o come si fanno gli spaghetti con la bottarga.
22. Non state a chiacchierare con la collega dirimpettaia, mentre le vostre due classi (aperte) fanno il brusio di uno esercito di cavallette, che si diffonde per tutte le aule circostanti.
23. Quando incontrate un collega salendo le scale, nei corridoi, accanto alla sala professori o in sala professori, salutatelo. È soltanto una questione di buona educazione.
24. Non criticate i colleghi alle loro spalle.
25. Fate la raccolta differenziata: siete insegnanti, non dimenticatelo. Se non lo fate voi, perché dovrebbero farlo gli alunni?
26. Insegnate con il buon esempio e non con il cattivo esempio.
Per ora mi vengono in mente questi consigli. Ogni tanto aggiornerò il post :-).
Aggiungetene altri, se vi sembra che manchi qualcosa.

Il Galateo dell'insegnante supplente

giovedì 12 aprile 2012

Il galateo dell’insegnante supplente. 299°

Marzia mi scrive, tra l’altro:
“Cara Professoressa Milani, sono una supplente molto giovane. Mi sono laureata da poco e sono già stata chiamata per delle supplenze. Insegnare è molto più difficile di quello che pensavo…..E poi sono sempre in imbarazzo perché gli insegnanti sanno che cosa fare, mentre io sono sempre impacciata perché non so come comportarmi, se devo dare del “tu” o del “lei”, se devo compilare il registro, ecc….nessuno ci ha mai insegnato queste cose!”
Cara Marzia, imparerai con l’esperienza il galateo dell’insegnante. In generale, lasciati guidare da un concetto molto semplice: sei una supplente, entri in una scuola soltanto per poco, ti trovi in una realtà complessa, fatta di rapporti positivi e negativi fra colleghi, e fra colleghi e dirigente. Entraci in punta di piedi, guardati intorno. Sai imparando. Considera la supplenza come un tirocinio, come una gavetta molto importante. Ogni scuola è diversa, anche se sembrano tutte simili. Osserva e rifletti.
Può darsi che tu entri in una scuola dove gli insegnanti sono in conflitto con il dirigente: vai con i piedi di piombo. Se ti accorgi che non tira una buona aria (magari è il frutto di anni di angherie) non schierarti dalla parte del dirigente perché ti sembra più potente o perché sembra un agnello (mentre è un lupo). Aspetta. Prendi tempo. Cerca di capire il perché dei vari comportamenti. Se per esempio il dirigente in Collegio docenti chiede chi vuole assumere un certo incarico e ti accorgi che tutti rifiutano, chiediti perché. Accettandolo tu, fai il gioco del dirigente e ti metti in cattiva luce con i colleghi. Può darsi che il dirigente sia nel giusto e gli insegnanti abbiano torto. Ma è davvero molto difficile che tutti siano degli scansafatiche.
Può darsi che ci siano dei conflitti fra docenti (probabilmente li avrai anche tu, prima o poi): evita di entrarci. Non lasciarti coinvolgere dalle beghe di corridoio.
Se c’è qualcosa che non capisci, chiedi aiuto a una collega che ti sembra disponibile: la riconosci perché è quella che ti saluta, che ti rivolge la parola, che non ti dà la sensazione di essere invisibile, anche se sei una supplente.
Se sei stata chiamata per una supplenza breve, o brevissima, ci sono alcuni comportamenti (nei confronti dell’insegnante che supplisci) che devi evitare e altri che sono consigliabili. Te ne indico alcuni in ordine sparso:
  1. Cerca di sostituire la collega (solo per comodità uso il femminile) facendo lezione e non “lasciando fare i compiti”: sei pagata per lavorare, non per fare semplice assistenza.
  2. Informati prima di entrare (chiedi al collega al quale dai il cambio) se ci sono ragazzi difficili o alunni disabili e, se ci sono, chiedi qualche consiglio.
  3. Informati prima di entrare (chiedi al collega al quale dai il cambio), se ci sono regolamenti particolari riguardo a cellulari o altro. Applicali.
  4. Non scrivere mai note sul registro: con i ragazzi non servono a niente, specialmente se le mette una supplente. Ma serve a far capire a ragazzi, colleghi e dirigente che non sei capace di stare in una classe due giorni senza mettere delle note. Sì, lo so che si comportano male, ma trova delle strategie che non siano la nota sul registro.
  5. Fai, come lezione, qualcosa che serva alla collega: esercizi, dettati, lettura di testi, correzione degli esercizi che erano stati assegnati. Saranno apprezzate le attività che di solito non abbiamo tempo di fare.
  6. Non metterti a spiegare qualcosa di nuovo, né spiegare di nuovo un argomento non capito, a meno che l’insegnante in qualche modo non ti abbia fatto questa richiesta: potresti spiegarlo in modo diverso, spiegare un argomento che l’insegnante voleva spiegare in un altro momento, o addirittura spiegarlo in un modo considerato sbagliato dall’insegnante (può capitare, anche se sei brava).
  7. Preparati delle attività da fare durante le supplenze brevi, che riguardino la materia, ma che sia qualcosa che l’insegnante non farà: un gioco/esercizio; una lettura sulla quale riflettere, ecc.
  8. Non far fare tipi di esercizi che l’insegnante non assegna mai: potrebbe avere un motivo didattico per non farli fare.
  9. Se interroghi, fatti spiegare come interroga l’insegnante e cerca di fare allo stesso modo. Non devi interrogare come interrogheresti tu, chiedendo che ti diano spiegazioni che non sono abituati a dare. Nessuno dubita del fatto che il tuo modo di interrogare sia ottimo, ma è il tuo, e proporlo agli alunni di altri insegnanti può confonderli. Non esiste un solo modo di interrogare; ne esistono molti.
  10. Se interroghi, scrivi i voti su un foglio che lascerai nel registro all’insegnante, senza dirli agli alunni e senza scriverli sul registro. Se per esempio l’insegnante dà 6 ad un alunno e tu gli dai 9, perché ti sembra che sia ben preparato, lascia all’insegnante la possibilità di capire i motivi di questa differenza di valutazione. E rifletti sul fatto che forse, essendo alle prime armi, non hai ancora imparato a valutare. Non c’è nulla di male: ci vogliono anni.
  11. Mai, e per nessun motivo, devi criticare di fronte agli alunni l’insegnante che sostituisci: l’insegnante è assente ed è molto scorretto. Quindi non chiedere ai ragazzi che cosa hanno fatto, e se l'insegnante non ha spiegato qualcosa che tu avresti spiegato, non esclamare "Come? Non avete fatto questo?!! Ma si deve fare!". Pensa che se non la collega non ha svolto un argomento forse ne ha svolti molti altri, oppure lo svolgerà più avanti. Se ti sembra che faccia lezione in un modo diverso dal tuo, non partire dal presupposto che sia sbagliato il suo. Semmai, parti dal presupposto che, se l’insegnante ha molta più esperienza, può darsi, certo, che sia un’incapace, ma è molto più probabile che sia più esperta di te. Criticarla con gli altri colleghi ti farà apparire scorretta; criticarla davanti agli alunni ti farà apparire presuntuosa, ed essere scorretta.
  12. Compila il registro personale dell’insegnante, segnando le assenze e gli argomenti delle lezioni.
  13. Se gli alunni si comportano male, non telefonare a casa all'insegnante che sostituisci: se è malata non può fare nulla per te. Non la disturbare. 
  14. Lasciale nel registro qualche riga di appunto su quello che hai fatto. Sii umile, dato che hai appena iniziato: se c’è qualcosa che non hai capito della didattica dell’insegnante, chiedile spiegazioni.
Per ora mi vengono in mente questi consigli. Vedrai che qualcun altro ne aggiungerà altri.
Spero di esserti stata d’aiuto. Fammi sapere.

Il galateo dell'insegnante di ruolo

“È difficile farsi ascoltare, ottenere il silenzio”. 298°

Gloria mi scrive:

“Cara professoressa Milani, ho letto una lettera scritta da un insegnante sul tuo sito, un po' mi ha consolato di non essere la sola. Io ho una classe terza elementare, con due bambini bocciati, un sostegno e su 17 almeno 8 bambini con difficoltà di apprendimento. Io insegno matematica da quest'anno, ma li ho da tre anni, ho solo 11 ore con loro perché faccio un part-time, hanno cambiato insegnante con le materie fondamentali ogni anno. Io faccio molta fatica nel pomeriggio e il sabato mattina quando ho in classe il bambino marocchino che in quelle ore non esce perché non ha il sostegno, è disinteressato ,non lavora, fa dispetti ai compagni, ho già parlato con il padre che gli dà ragione perché è un maschio. Ho provato a coinvolgerlo, a chiamarlo, a dargli incarichi a lodarlo ma la sua attenzione dura per poco, poi sa che non viene sgridato a casa e a volte mi ride in faccia. Con le nuove insegnanti invece non si comporta così, io lo conosco dallo scorso anno.

Poi ci sono altri bambini che non lo possono soffrire e ieri che dalla disperazione l'ho mandato nella classe della mia collega e sono riuscita a fare musica, e finalmente i bambini hanno esultato. Non è comunque l'unico, ma quello che mi esaspera di più, alcuni sono, scusa la parola, "stronzetti", montati dai genitori, entrano in polemica, si insultano e non posso mai sedermi e devo fare il carabiniere per impedire che si picchino come lo scorso anno, inoltre sono maleducati, digeriscono senza cognizione, ti rispondono a volte, non lasciano parlare i compagni. Non funzionano né note, né compiti di castigo.

Devo dire che ho anche un brutto orario quest'anno, il sabato devono fare geometria ed inglese e fanno disegno e motoria nelle ore in cui sono più riposati, io matematica la faccio dalle 10,30 alle 12,30 quando sono ormai stanchi e disinteressati.

Hai qualche suggerimento, per evitare che continui ad urlare senza ottenere granchè?

E' difficile farsi ascoltare, ottenere il silenzio. A volte neppure mi salutano quando entro. So forse di aver sbagliato qualcosa, ma non so cosa fare e come dimostrarmi autorevole con loro. La collega non mi aiuta, anzi ho l'impressione mi remi contro. Dopo 13 anni di ruolo mi sento avvilita, demotivata, ho avuto altri bambini difficili, ma così superficiali, incapaci di accettare e capire i compagni in difficoltà, c'è molta competizione in ogni attività e prepotenza. Aiutami. Gloria”

Cara Gloria,

la situazione che mi descrivi non è poi così rara, credimi. Se leggi il blog e il libro, te ne renderai conto.

Uno degli aspetti più usuranti del lavoro dell’insegnante è la frustrazione che ci assale quando non riusciamo ad ottenere e a fare quello che vorremmo, quando ci accorgiamo di “urlare senza ottenere granché”, quando constatiamo che “non funzionano né note, né compiti di castigo”. Allora cerchiamo un motivo che spieghi le nostre sconfitte, un responsabile dei nostri insuccessi. E ci sentiamo avviliti, demotivati, e spesso finiamo per colpevolizzare noi stessi perché non riusciamo ad essere bravi insegnanti.

“E' difficile farsi ascoltare, ottenere il silenzio.”, dici. Molto difficile, dico io. È per questo che scrivo questo blog e che ho scritto un libro di consigli.

In realtà, non è “colpa tua” se hai delle difficoltà: le abbiamo tutti. Forse non sei adatta ad insegnare, chissà. Ma non è colpa tua: avrebbe dovuto esserci una selezione iniziale; avrebbero dovuto insegnarti prima che tu entrassi nella Scuola, come si insegna. Non è “colpa” neanche del bambino marocchino difficile: è diventato così per una somma di fattori, di esperienze.

E neppure dei due bambini bocciati, del bambino disabile, né degli otto bambini con difficoltà di apprendimento. Sono così, e la Scuola è anche loro.

Non c’entra neanche il brutto orario che hai quest’anno.

Il fatto è che il lavoro dell’insegnante è questo. Affrontare tutte le difficoltà, aiutare i bambini e i ragazzi a diventare grandi e ad avere un bagaglio di conoscenze e di abilità che permettano loro di lavorare e vivere bene.

Se ci sono delle colpe vanno ricercate dei governi che non investono nella Scuola; negli insegnanti che non fanno nulla per imparare, per migliorare; nella società che insegna a vivere superficialmente, senza doveri e con molte pretese; nei genitori che non sanno più fare i genitori e delegano tutto alla Scuola.

A me sembra che tu sia sulla buona strada: quella di chi cerca delle soluzioni.

Si diventa buoni insegnanti soltanto quando si impara a capire i bambini e i ragazzi. Soprattutto quelli che si comportano male: se parti dal presupposto che chi si comporta male sta male, anche quando sembra divertirsi, vedrai che riuscirai a trovare il desiderio di aiutarlo e non quello di mandarlo via, nel tentativo di farlo scomparire almeno per un po’, per fare lezione, finalmente in pace. E non tollererai più che i compagni "non lo possano soffrire", e saprai insegnare anche a loro ad accettare il compagno difficile.

Quando avrai imparato ad ascoltare loro, loro ascolteranno te. Anche in silenzio.

Tutto il resto viene di conseguenza. Prova, e vedrai che le cose miglioreranno. Ci vuole tempo e molta pazienza. Ma alla fine ce la farai.

Fammi sapere, Gloria.

martedì 10 aprile 2012

“Che cosa si può permettere agli alunni?”. 297°

Silvia mi scrive:
"Ciao Isabella, ti leggo sempre con interesse, e trovo ogni volta nuovi spunti. Dici che non può esserci silenzio costante in una classe, e che è importante che ci sia in determinati momenti...
Il mio problema riguarda questo argomento..solitamente durante le spiegazioni e i compiti in classe c'è silenzio o al massimo leggero brusio che viene subito comunque bloccato, ma negli altri momenti (es. esercitazioni di matematica, cambio della materia, compilazione del registro o altro) si può tollerare il brusio o chiasso? e poi quali comportamenti degli alunni si possono permettere? Possono "dare un morso al panino " se hanno molta fame? possono essere mandati in bagno e quanto? possono bere acqua senza permesso o devono chiedere il permesso? possono alzarsi a buttare la carta senza chiedere?E' accettabile che facciano una battuta che non riguarda la materia ?mentre interrogo 4 persone è accettabile che gli altri non stiano ascoltando e disegnano sul diario?..insomma.. a volte la cosa più difficile per me è riconoscere se i loro comportamenti sono da permettere o bloccare..e questo perchè sono all'inizio e sono molto insicura..quello che mi chiedo è: ogni docente si regola come vuole o ci sono cose che in classe non dovrebbero essere permesse? insomma cosa dobbiamo permettere ai nostri alunni e cosa no, cosa è giusto tollerare e cosa no? Me lo chiedo continuamente e vorrei il parere di altri insegnanti, a volte vorrei essere una mosca per osservare come si comportano gli altri docenti nelle altre classi e vedere come "ci si deve comportare" in classe..grazie spero in una risposta..
Cara Silvia, scrivi “solitamente durante le spiegazioni e i compiti in classe c'è silenzio o al massimo leggero brusio che viene subito comunque bloccato”. Mi sembra che tu sia a buon punto. Come ho già scritto, non bisogna esagerare.
Molti mi fanno la stessa domanda “Che cosa si può permettere agli alunni?”. Rispondo: dipende. Ti dirò come mi comporto io.
Prima di tutto vorrei togliervi l’idea che nelle mie classi ci sia sempre silenzio, che tutti studino, che io non alzi mai la voce e che non ricorra a “compiti in più”.
Se così fosse, sarei riposata. Invece sono molto stanca e quando vado a casa spesso desidero sopra ogni altra cosa un po’ di silenzio.
Però posso dire che quando spiego c’è un silenzio di tomba. Tutti sono attenti, nessuno parla, o scrive o disegna, o mette a posto l’astuccio, o sta sdraiato sul banco o guarda fuori della finestra. Esigo il 100% dell’attenzione. Come dico sempre agli alunni “desidero la stessa completa attenzione che riservo io a voi quando mi parlate.”. Può darsi che mi guardino e pensino alla partita di pallavolo del pomeriggio, ma è poco probabile, perché li coinvolgo nella spiegazione continuamente. E comunque in quel caso non potrei farci nulla.
Ma il fatto è, cara Silvia, che loro, in realtà, durante la spiegazione, parlano molto. Non si può pretendere silenzio passivo: parlano, ma con me, o con il compagno che interviene. Si deve pretendere un silenzio attivo. Devono partecipare alla spiegazione. La lezione deve essere fatta dall’insegnante, ma insieme agli alunni. Altrimenti si annoiano. Quindi devi pretendere un silenzio vigile, attivo, perché altrimenti si annoiano, e se si annoiano si distraggono e parlano fra loro o si dedicano ad altre attività. Certo, fare così è faticoso. Ma è necessario. D’altra parte, hai presente quanto sono noiose le conferenze, i corsi di aggiornamento in cui uno parla parla parla e noi dobbiamo soltanto ascoltare? La lezione deve essere qualcosa di vivo: loro non devono essere delle statuette mute. Devono essere ragazzi vivaci, ma controllati, educati e rispettosi degli altri.
Per il resto: si può tollerare il brusio, ma non il chiasso, e solo per pochissimo tempo. Perché dovrebbero chiacchierare? Se lo fanno significa che tu non stai facendo lezione, non stai facendo esercizi, o non stai interrogando. Come mai?
“Quali comportamenti degli alunni si possono permettere?”: mai permettere di chiacchierare o fare altro durante le interrogazioni. L’interrogazione è anche una spiegazione, è un’attività didattica. Quando interroghi un alunno è come se interrogassi contemporaneamente tutti, se chiedi pareri o precisazioni su quello che risponde il compagno, e se dai un voto anche a chi interviene (o non interviene) da posto.
Assolutamente nessuna possibilità deve essere concessa di "dare un morso al panino se hanno molta fame”. Devono abituarsi a resistere, come se fosse un luogo di lavoro. È ovvio che è proibitissimo anche per te, dare morsi a un biscotto, o prendere un cappuccino, o bere durante la lezione. Cosa che purtroppo molti fanno, e sono costretti, per questo, a permettere anche agli alunni bevano o, peggio, impediscono loro di farlo, insegnando così che esiste l’abuso di potere.
Se per qualche motivo tu dovessi farlo (eccezionalmente), devi chiedere loro il permesso. Come possono fare loro se hanno necessità di bere. Non c’è nulla di male; non devi temere di perdere autorevolezza. Semmai la guadagni: è una questione di giustizia che loro apprezzeranno sicuramente.
“Ragazzi, ho parlato molto e ho la gola irritata. Posso bere?”. Loro rispondono di sì.
“Professoressa, posso bere?”. Io rispondo “Bevi pure.”
“Professoressa, posso mangiare?” “No, non è il momento. C’è l’intervallo, per questo”.
Buttare la carta? No. Possono aspettare la fine dell’ora o della mattinata.
In questo modo non si verificano abusi.
“Possono essere mandati in bagno e quanto?”. In teoria, sempre. Immagina che ad un alunno scappi la pipì e non riesca quasi a trattenerla: può stare attento? È giusto impedirgli di andare in bagno e tenerlo lì a soffrire? Io li mando quasi sempre in bagno.
“Posso uscire?”. “È proprio necessario? Non puoi aspettare l’intervallo?”
“Posso aspettare”. “Allora aspetta”.
“È urgente”. “Allora vai pure. Che cosa posso dire? Ma fai in modo di non chiederlo più. Segui le regole della scuola e vacci durante l’intervallo”..
“E' accettabile che facciano una battuta che non riguarda la materia?”. Se non è durante la spiegazione, rispondo “Ma certo!”. Se la battuta è simpatica, se non è detta apposta per creare confusione, se è educata, se sei capace di riportare subito l’ordine, deve essere la benvenuta! Il senso dell’umorismo è delle persone intelligenti. Io ne faccio parecchie. E lo stesso i miei alunni.
Certo, quando si scherza si scherza e quando si lavora si lavora. Se scherzano mentre lavoriamo allora la cosa si fa pericolosa, per chi ha scherzato.
Che cosa faccio se i ragazzi fanno confusione? Se scrivono sul diario mentre sto spiegando? Se si comportano in modo scorretto, se non seguono le regole?
Apriti cielo! Se occorre alzo la voce per attirare la loro attenzione. Rimprovero. Minaccio di dare del lavoro in più. Do del lavoro in più, specificando che non è una punizione ma una rieducazione, un obbligare a porre più attenzione alla scuola. La parola “punizione” è brutta, ed è un concetto sgradevole, quasi di vendetta, che non mi piace.
Mai togliere l’intervallo: serve per sgranchire le gambe, per andare in bagno. Non può essere “l’unica cosa che temono e che capiscono”: è una crudeltà.
Ti chiedi “ogni docente si regola come vuole o ci sono cose che in classe non dovrebbero essere permesse?”: ogni docente si regola come vuole, ma deve insegnare a rispettare le regole. Prima di tutto con l’esempio.
Cara Silvia, spero di essere stata chiara. Fammi sapere!

lunedì 9 aprile 2012

Ho sognato che l’Italia era un Paese per vecchi. 296°

Ho incontrato una cugina di mia mamma che si chiama Clara. Clara ha 84 anni e mi ha detto che tutte le domeniche lei e una sua amica vanno in giro con l’auto e a volte vanno a ballare. Le ho chiesto se balla anche lei e lei ha risposto “Ma certo! Se trovo chi mi invita, ballo anch’io!”.
Forse per questo, stanotte ho fatto un sogno: ho sognato che l’Italia era un Paese per vecchi. Tutta l’Italia.
L’aspettativa di vita era aumentata ed effettivamente circolavano per le strade tanti vecchi. O meglio, tante giovani donne di settant’anni che accompagnavano vecchi e vecchie ultranovantenni.
La città era diversa. Ho notato subito che i marciapiedi avevano i bordi smussati. Tutti.
Quando passava un vecchietto, i giovani e i meno giovani gli cedevano il passo e lo salutavano. Quando attraversava la strada le macchine si fermavano e attendevano pazienti che le gambe malferme percorressero le strisce pedonali fino al marciapiedi opposto.
Le porte dei negozi erano larghe e si aprivano automaticamente, per lasciare passare le carrozzine per i disabili, anche anziani. C’erano intere zone della città dove tutte le case erano state costruite a misura di anziano, senza alcuna barriera architettonica. C’erano perfino gruppi di case in condominio, completamente automatizzate, che avevano anche una piscina comunale per permettere la ginnastica rieducativa. Su richiesta, il Comune assegnava gratuitamente al condominio un trainer specializzato nella terza età, perché organizzasse corsi di ginnastica.
A tutti gli anziani veniva pagato dal Comune il riscaldamento, d’inverno, e il condizionatore d’aria d’estate. E veniva offerta la possibilità di soggiorni marini e montani per tutti, indipendentemente dal reddito, che, d'altra parte, credo che fosse basso per la maggioranza.
Nei supermercati i corridoi fra gli scaffali erano spaziosi e nessuna barriera ostacolava il cammino dei vecchi. Ho visto alcuni commessi che indossavano una fascia argentata, addetti ad assistere i clienti anziani per leggere le etichette, prendere i prodotti in alto sugli scaffali e, arrivati alla cassa, per mettere gli acquisti nei sacchetti. Su richiesta c’era un servizio a domicilio per pensionati.
Ma anche il Comune offriva assistenza domiciliare gratuita: volontari che andavano a fare compagnia o ad aiutare gli anziani nei lavori domestici, o per le piccole spese. Come ci sono adesso, solo che nel sogno c’erano davvero, e per tutti.
In città c’erano piccoli pulmini riservati alla terza, quarta e quinta età. Gratis.
C’erano molti centri di ritrovo per i pensionati, gestiti da giovani, dove si poteva trascorrere ogni ora del giorno, ascoltando musica, giocando a tombola o ad altri giochi di società, ballando, cantando, facendo lavoretti di bricolage, uncinetto, maglia, cucina e giardinaggio. Chi lo desiderava, poteva divertirsi anche ad accudire, a ore, piccoli animali, che poi venivano tenuti nel Centro fino al giorno dopo. Altri leggevano favole ai bambini che venivano lasciati lì dalle mamme che lavoravano. Periodicamente intere scolaresche venivano accompagnate ad ascoltare i vecchi più lucidi, che raccontavano la loro vita, perché gli insegnanti volevano abituare i bambini al rispetto per l'età avanzata.
Al personale giovane venivano assegnati non più di cinque anziani a testa perché potessero essere assistiti senza fretta. Se l’anziano non si presentava al centro nell’ora in cui aveva aveva detto che sarebbe venuto, il tutore giovane lo contattava telefonicamente e, se non ci riusciva, si recava personalmente a casa sua per controllare che tutto fosse a posto. Tutto gratis.
Volendo, l’anziano poteva ritirarsi in case di riposo che permettevano di portare mobili e oggetti, per riprodurre quasi fedelmente la camera da letto o un’altra stanza della propria casa, a sua scelta, in modo da non sentire troppo il distacco.
In tutti i giardini pubblici era vietato circolare con automobili, moto e biciclette. Come adesso, solo che nel sogno la regola veniva fatta rispettare.
Anche ai cani era vietato l’ingresso nei giardini frequentati da anziani, perché c’erano altri settori riservati a persone con animali. I due settori erano vicini e separati da una cancellata, in modo che i nonni potessero guardare i cani che correvano con i padroni, e chiamarli e ridere delle loro prodezze.
Le panchine erano molto comode e permettevano, attraverso un sistema di maniglie, di sedersi e alzarsi con facilità. Naturalmente, tutto era pulito.
Nel giardino pubblico c’erano alberi per l’ombra, fontanelle e bar. E c’era sempre un laghetto con pesci e anatre, perché guardare gli animali è sempre stato un bel passatempo per i vecchietti. E dato che, soprattutto agli uomini, piace chiacchierare e discutere, c’erano zone dove le panchine erano disposte in cerchio. Naturalmente c’erano tavoli per giocare a dama, a scacchi e a carte. In ogni giardino pubblico, c'era anche una zona al coperto, dove svolgere le attività ricreative in caso di pioggia o di'inverno. Personale giovane era a disposizione per le richieste degli utenti anziani, e per fornire carte da gioco e scacchiere. Per quelli più in gamba c’erano campi da tennis e da bocce.
Ho sognato che c’era un cartello con l’elenco di tutte le attività ricreative e gli spettacoli che venivano offerti dal Comune ogni giorno.
Stavo leggendolo, quando mi sono svegliata.

giovedì 5 aprile 2012

Se volete scrivermi fate così...

Cari lettori e cari amici di facebook, come ho già spiegato, ricevo più messaggi e mail di quanti riesca a gestire in tempi brevi. Però vorrei rispondere a tutti. Quindi, ecco come dovete fare:
se volete semplicemente commentare quello che scrivo fatelo in fondo al post o su facebook (ma sappiate che non sempre mi accorgo subito del fatto che qualcuno ha fatto un commento perché le notifiche si perdono in mezzo alle altre); se avete un dubbio e pensate che io possa aiutarvi, scrivetemi al mio indirizzo professoressamilani@alice.it (e armatevi di pazienza: a volte rispondo quasi subito, se mi sembra importante farlo presto; altre volte ci impiego più di un mese); se mi fate una domanda attraverso il commento ad un post, mandatemene copia anche via mail.
Si può fare così?
Aspetto!

Buona Pasqua

Cari lettori,
soltanto due righe per augurarvi Buona Pasqua.
Viviamo momenti davvero brutti: difficili, pieni di preoccupazioni, di problemi, di paure e di senso di precarietà.
Vi auguro di trascorrere qualche giorno senza pensare a nulla.
Vi auguro di vivere tutto il meglio di questi giorni.

Isabella Milani

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