La professoressa Isabella Milani è online

La professoressa Isabella Milani è online
"ISABELLA MILANI" è uno pseudonimo, scelto per tutelare la privacy dei miei alunni, dei loro genitori e dei miei colleghi. In questo modo ciò che descrivo nel blog e nel libro non può essere ricondotto a nessuno.

visite al blog di Isabella Milani dal 1 giugno 2010. Grazie a chi si ferma a leggere!

SCRIVIMI

all'indirizzo

professoressamilani@alice.it

ed esponi il tuo problema. Scrivi tranquillamente, e metti sempre un nome perché il tuo nome vero non comparirà assolutamente. Comparirà un nome fittizio e, se occorre, modificherò tutti i dati che possono renderti riconoscibile. Per questo motivo, mandandomi una lettera, accetti che io la pubblichi. Se i particolari cambiano, la sostanza no e quello che ti sembra che si verifichi solo a te capita a molti e perciò mi sembra giusto condividere sul blog la risposta. IMPORTANTE: se scrivi un commento sul BLOG, NON FIRMARE CON IL TUO NOME E COGNOME VERI se non vuoi essere riconosciuto, perché io non posso modificare i commenti.

Non mi scrivere sulla chat di Facebook, perché non posso rispondere da lì.

Ricevo molte mail e perciò capirai che purtroppo non posso più assicurare a tutti una risposta. Comunque, cerco di rispondere a tutti, e se vedi che non lo faccio, dopo un po' scrivimi di nuovo, perché può capitare che mi sfugga qualche messaggio.

Proprio perché ricevo molte lettere, ti prego, prima di chiedermi un parere, di leggere i post arretrati (ce ne sono moltissimi sulla scuola), usando la stringa di ricerca; capisco che è più lungo, ma devi capire anche che se ho già spiegato più volte un concetto mi sembra inutile farlo di nuovo, per fare risparmiare tempo a te :-)).

INFORMAZIONI PERSONALI

La mia foto
La professoressa Milani, toscana, è un’insegnante, una scrittrice e una blogger. Ha un’esperienza di insegnamento alle medie inferiori e superiori più che trentennale. Oggi si dedica a studiare, a scrivere e a dare consigli a insegnanti e genitori. "Isabella Milani" è uno pseudonimo, scelto per tutelare la privacy degli alunni, dei loro genitori e dei colleghi. È l'autrice di "L'ARTE DI INSEGNARE. Consigli pratici per gli insegnanti di oggi", e di "Maleducati o educati male. Consigli pratici di un'insegnante per una nuova intesa fra scuola e famiglia", entrambi per Vallardi.

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domenica 31 marzo 2013

Alunni violenti: che cosa si può fare? Prima parte. 361°

Paola mi scrive:

“Buongiorno, spero davvero che mi possa essere d'aiuto.
Quest'anno il mio bimbo più piccolo ha intrapreso il cammino della scuola primaria, con entusiasmo per la nuova sfida e soprattutto perché finalmente raggiungeva il fratellino più grande... Il suo mito.
Favola interrottasi la prima settimana di scuola a causa della presenza in classe di un bambino problematico, che ahimè aveva una fama che lo precedeva a causa dei problemi creati negli anni precedenti alla scuola dell' infanzia. Problemi non segnalati nel profilo del bambino, ma conosciuti da tutti i genitori dei bambini che a turno erano stati colpiti. Al di là del comportamento colpevole e superficiale della docente di cui non voglio parlare, resta il fatto che una tempestiva segnalazione avrebbe potuto essere opportuna in sede di formazione della classe, magari così non sarebbe capitato nell'unica sezione che supera le 25 unita' e soprattutto si sarebbe potuto tempestivamente sollecitare i genitori nel prendere provvedimenti. Cosa che invece su segnalazione della nostra maestra hanno fatto. Sebbene consapevoli degli atteggiamenti del figlio, non pensavano fosse un problema, dato che lo punivano sempre (con che metodi possiamo solo immaginarlo a questo punto). La diagnosi ottenuta e' stata di iperattività con deficit dell'attenzione, ma che non giustifica la presenza di un insegnante di sostegno. Ora a distanza di quattro mesi di scuola la situazione e' peggiorata all'estremo, questo bambino totalmente fuori controllo, non solo picchia indistintamente i suoi compagni, lancia sedie e oggetti, impedisce il normale svolgimento delle lezioni, gli altri bambini cominciano a reagire alla violenza generando una situazione insostenibile e per la maestra e per i genitori che sono sempre in uno stato di ansia per quello che potrebbe accadere. Oggi qualcosa e' accaduta, la maestra si e' sentita male avendo praticamente parato con il suo stomaco il lancio di un bambino. Ora mi chiedo noi genitori cosa possiamo fare? Abbiamo verbalmente segnalato più di una volta la situazione al DS senza risposte, ritiriamo i bambini da scuola finche' non si prendono provvedimenti? Tanto delle 5 ore che trascorrono in classe 2/3 se ne vanno per tenere fermo questo bambino. Mi scuso per lo sfogo, ma sono veramente preoccupata per l' incolumità dei bambini e per lo scarso lavoro portato avanti . Grazie Paola


Cara Paola,
quella che descrivi è la situazione che oggi si verifica quando in classe ci sono bambini o ragazzi che esprimono il loro disagio attraverso la violenza, o che hanno veri problemi neurologici: si è deciso che gli insegnanti erano troppi e che le compresenze non servivano a nulla, se non a sprecare il denaro pubblico. Questa idea è stata applaudita dalla maggior parte degli italiani, che non sono a conoscenza dei problemi che noi insegnanti (e, di riflesso, noi genitori) ci troviamo a dover affrontare.

Il bambino affetto da deficit dell'attenzione e iperattività si comporta, semplicemente, come un bambino iperattivo con deficit dell’attenzione. Come potrebbe comportarsi altrimenti? “Picchia indistintamente i suoi compagni, lancia sedie e oggetti, impedisce il normale svolgimento delle lezioni”.

Allora la situazione è questa:

- c’è questo bambino che si comporta in modo violento perché ha un problema neurologico. Ha senso rimproverarlo, punirlo? No. Bisogna aiutarlo.

- ci sono i compagni di quel bambino, che devono subire botte, lancio di aggetti, ecc. È giusto lasciare che il bambino iperattivo picchi tutti rischiando anche di far loro del male, o di fare del male a se stesso e alle maestre? No, non è giusto.

- ci sono i genitori del bambino iperattivo: possono fare qualcosa? Hanno il dovere di fare qualcosa o ci deve pensare la Scuola? Ci devono pensare loro, con l’aiuto della Scuola.

- c’è la maestra che immagino che avrà già tentato di tutto, letto di tutto e che deve far da scudo umano per evitare che i bambini si facciano male. Può e deve fare qualcosa? Fa già quello che può, ma da sola, come può fare?

- se ci fossero insegnanti in compresenza potrebbero contenere il bambino nei momenti di crisi, e fargli seguire un percorso educativo/didattico studiato apposta per lui. Se ci fossero, ma le compresenze non ci sono più.

- c’è il Dirigente, che non dà risposte. Può e deve fare qualcosa? Sì, deve fare qualcosa, ma può fare poco, perché non ha risorse disponibili, e non può prendere decisioni senza il consenso dei genitori del bambino.

Non darò consigli pratici per gestire il bambino perché non insegno nella scuola primaria. Suppongo che le maestre facciano già il possibile e spero che abbiano chiesto consiglio e aiuto alle colleghe.
Però dico che qualcosa deve essere fatto. Che cosa?

Lei scrive: ‘Abbiamo verbalmente segnalato più di una volta la situazione al DS senza risposte’. Ecco un errore: ‘verbalmente’. Le segnalazioni verbali lasciano il tempo che trovano.

Le suggerisco, prima di tutto, di scrivere una lettera, firmata da tutti i genitori, al dirigente e per conoscenza, al CSA, al Tribunale dei Minori, all’Asl, ai servizi sociali e, ovviamente, ai genitori del bambino, per descrivere la situazione e per chiedere tutti gli aiuti necessari affinché tutti i bambini possano vivere in un ambiente sereno, e perché il bambino affetto da iperattività possa essere adeguatamente seguito. Raccontate al dirigente tutto quello che succede in classe, tenendo presente che non siete in classe e non potete affermare che “avviene”, ma che “viene riferito dai vostri bambini” che avviene. E aggiungete, tutti “chiediamo che lei verifichi se quello che ci viene raccontato dai bambini è vero o no, e se è vero, che vengano trovate delle soluzioni, perché qualcuno potrebbe farsi male e riteniamo importante che il dirigente, che è responsabile della salute di bambini e insegnanti, sia a conoscenza di ciò che accade nella classe 1 B, perché è potenzialmente pericoloso sia per il bambino, che deve essere aiutato, che per i compagni. Noi genitori siamo preoccupati e le chiediamo di garantirci che non accadrà nulla ai nostri bambini.”

Riunitevi, voi genitori (potete chiedere l’uso dei locali scolastici) e invitate per iscritto (sempre con richiesta di protocollo) il dirigente e gli insegnanti, per decidere insieme come si può fare. Invitate i genitori del bambino con lettera protocollata nella quale “riferite” che vi viene detto dai bambini che il loro figlio ha lanciato un oggetto ecc., precisando che la riunione serve per risolvere la situazione in modo che nessuno si faccia male (nel caso qualcuno si faccia male loro non potranno dire che non sono stati avvertiti).

Come ho già detto molte volte, il bambino non ha colpa di quello che fa e la soluzione non può essere quella, semplicistica e ingiusta, di punirlo. La soluzione va trovata insieme, genitori, insegnanti e dirigente, per aiutare il bambino iperattivo, e per proteggere gli altri, maestra compresa. Il dirigente deve pretendere dall’Asl, dal Tribunale dei Minori, dai Servizi sociali, dal CSA un aiuto concreto: assistenti ed eventualmente consulenti che possano dare un supporto specialistico agli insegnanti

Spero di averla aiutata. Mi faccia sapere.
Seconda parte qui

domenica 24 marzo 2013

“DSA riconosciuto in ritardo: i docenti sono responsabili?”. 360° post



Fausto mi scrive:

“Salve, le scrivo per chiederLe come si può far sapere dal basso che la scuola va a rotoli.
Sono convinto che sia necessario per cui Le scrivo per chiederLe se i docenti hanno la preparazione e, di conseguenza, la responsabilità di riconoscere e segnalare problemi di DSA.
Sin dalla prima elementare avevamo, noi genitori, la sensazione che le cose non procedessero per il verso giusto ma "il passaggio dalla scuola materna alla primaria è spesso causa di forte disagio nei bambini" era la risposta che andava per la maggiore seguito nella seconda parte dell'anno da fastidiosissimi "non so più cosa fare con lui, non so più come prenderlo". Il problema principale era che Alessio non finiva i compiti scritti.
In seconda elementare gli sono stati somministrati i test per l'individuazione dei soggetti affetti da DSA ed il responso fu : "a parte un po' di lentezza, nulla di particolare. Se ci fossero stati problemi rilevanti la scuola vi avrebbe contattato".
Quello è stato il periodo in cui il programma fu temporaneamente accantonato ed a scuola si dedicarono quasi esclusivamente alla preparazione ai test Invalsi, che alla fine risultarono scadenti per l'intera classe.
In quell'anno gli insegnanti maturarono la convinzione che il bambino facesse il furbo perché svogliato pertanto permaneva il "non so più cosa fare con lui, non so più come prenderlo".
Noi ritenemmo che la scuola non dedicasse abbastanza tempo al consolidamento delle nozioni per mezzo delle esercitazioni a casa, per cui provvedemmo a sottoporre il bambino ad esercizi giornalieri di scrittura.
Non Le dico che periodo frustrante fu per tutti e tre perché il bambino non gradiva affatto quel surplus di lavoro non assegnato dai maestri, e le sue difficoltà erano causa di forte stress durante le esercitazioni che si svolgevano accompagnate da pianti a dirotto.
Questo ci indusse a chiedere ed ottenere un consulto psicologico che delineò un preciso approccio col bambino al fine di ottenere i migliori risultati possibili.
Nella relazione che solo in questi giorni abbiamo richiesto, il medico scrive: "Furono date poi a famiglia e docenti indicazioni concrete alla luce di questa prima valutazione. ... A fronte dello sforzo della famiglia di aderire alle indicazioni, i docenti dopo una breve sperimentazione, decisero di tornare alle modalità relazionali da loro preferite."
Terza elementare, nulla di nuovo ma da parte nostra tanta ostinazione a far sì che recuperasse i compiti non eseguiti ma eliminammo le esercitazioni sia perché avevamo ottenuto risultati accettabili, sia perché erano fonte di molto stress.
Siamo in quarta elementare ed a causa di altri disagi presenti nella classe, siamo stati chiamati a colloquio con le docenti e la dirigente scolastica che, sentiti i problemi denunciati dalle stesse insegnanti e senza aver mai visto il bambino, suggerisce un ulteriore controllo e fornisce il nominativo di un medico.
Caso ha voluto che quel medico non fosse disponibile per cui ci siamo rivolti ad un altro professionista che ha riscontrato un problema di difficoltà di concentrazione e di DISORTOGRAFIA ed ha tracciato a sua volta un iter procedurale per il riconoscimento del problema ed una specifica modalità di approccio con il bambino.
Abbiamo perso 3 anni in cui forse avremmo potuto ottenere maggiori risultati e sicuramente avremmo vissuto più serenamente.
Gli insegnanti avrebbero dovuto riconoscere il problema? Siete preparati in tal senso?
Ho letto che la procedura di base dalla rilevazione del problema alla stesura del piano personalizzato :
1. Rilevazione del problema
A. Le insegnanti, segnalano difficoltà di apprendimento
B. I genitori rilevano, in collaborazione con gli insegnanti,
Ingiustificati comportamenti,
Difficoltà di lettura e/o scrittura
Difficoltà di memorizzazione
Cambiamento di umore
Difficoltà di apprendimento ingiustificato
A noi è mancato il punto a. e ci auguriamo che non verrà a mancare anche il punto b.
Non sono alla ricerca di risarcimenti, ma segnalando l'accaduto a chi di competenza magari si evita che accada ancora a qualcun altro, ma se non c'è alcuna responsabilità in tutto ciò, la segnalazione perde fondamento.
Per cui è proprio questo che Le chiedo, un consiglio sul se e come procedere per far sì che tali disfunzioni non abbiano più a verificarsi.
Grazie per l'attenzione. Fausto”

Caro Fausto, rispondo subito: no, non sono responsabili. Per riconoscere un bambino che ha dei disturbi specifici di apprendimento bisogna essere specialisti. Un tempo – non molto tempo fa – non se ne parlava neppure e tutti i bambini con DSA erano regolarmente sgridati e puniti. Come – un tempo – si punivano i bambini mancini, obbligati a scrivere con la destra. Una tortura assurda non priva di gravi conseguenze. Ma anche allora non era colpa degli insegnanti, ai quali non era stato mai spiegato nulla del mancinismo.
La colpa, ma solo morale, degli insegnanti sta nel fatto che molti non si aggiornano abbastanza. Ma, come potrà constatare leggendo le lettere che mi scrivono, c’è da considerare, a parziale discolpa, che i problemi che devono affrontare sono molti, a volte troppi. Oggi ai giovani aspiranti docenti si insegna che cosa sono i disturbi specifici dell’apprendimento, ma non sempre la teoria aiuta, quando si passa alla pratica. Concordo con lei sul fatto che questi insegnanti devono aggiornarsi e porsi il problema. Ma non tutti gli insegnanti sono giovani, e molti non conoscono tutto quello che si dovrebbe conoscere, perché non sono stati preparati adeguatamente.
Mi sembra però, Fausto, che lei assegni troppa responsabilità ai docenti. Alla procedura da lei indicata, manca la lettera d: “I genitori si attivano per fornire alla scuola la certificazione specialistica”. È la famiglia, quella che deve presentare la certificazione. Se i genitori non sono convinti delle conclusioni alle quali sono giunti gli insegnanti (che – lo ribadisco- non sono logopedisti e possono benissimo sbagliare) si rivolgono ad uno specialista, che, se riscontrerà un disturbo dell’apprendimento, fornirà la certificazione da presentare alla scuola. Ecco, da quel momento, gli insegnanti dovrebbero attivarsi per agevolare l’alunno, per esempio permettendo strumenti compensativi. Ma spesso ci sono difficoltà che rendono difficile l’applicazione della legge (mancanza di personale, di programmi per il computer, di fotocopie, di PC portatili, ecc.).
La Legge n. 170 del 08-10-2010 stabilisce che “ La diagnosi dei DSA e’ effettuata nell'ambito dei trattamenti specialistici già  assicurati dal Servizio sanitario nazionale a legislazione vigente ed e’ comunicata dalla famiglia alla scuola di appartenenza dello studente.” E che “E’ compito delle scuole di ogni ordine e grado, comprese le scuole dell’infanzia, attivare, previa apposita comunicazione alle famiglie interessate, interventi tempestivi, idonei ad individuare i casi sospetti di DSA degli studenti, sulla base dei protocolli regionali di cui all'articolo 7, comma 1. L’esito di tali attività non costituisce, comunque, una diagnosi di DSA.”
Ma voi, credendo in buona fede di fare la cosa migliore, avete probabilmente peggiorato la situazione, decidendo di “sottoporre il bambino ad esercizi giornalieri di scrittura”. Ma  un DSA non deve essere forzato a scrivere, soprattutto in caso di disortografia. E la forzatura è peggiore se proviene dai genitori: il bambino viveva il vostro intervento come una punizione per una colpa che non capiva (perché non c'era). Lei racconta infatti “il bambino non gradiva affatto quel surplus di lavoro non assegnato dai maestri, e le sue difficoltà erano causa di forte stress durante le esercitazioni che si svolgevano accompagnate da pianti a dirotto.”.
Sarebbe stato decisamente meglio se aveste lasciato fare agli insegnanti, accordando loro un po’ di fiducia. Non sempre gli insegnanti sono incompetenti come lei mostra di credere. E non sempre la Scuola va a rotoli. Proprio per la buona volontà degli insegnanti. Voi avete dato per scontato che non sarebbero riusciti a fare nulla per il bambino.  
In sostanza: gli insegnanti dovrebbero sospettare i casi di DSA, ma non è facile, anche se abbiamo avuto una preparazione specifica. Figuriamoci se non l’abbiamo avuta! I genitori devono lasciar fare agli insegnanti: quando lei dice che da parte vostra c’era “tanta ostinazione a far sì che recuperasse i compiti non eseguiti”, dimostrate di esservi sentiti più competenti degli insegnanti. Sarebbe come se, andando da un medico a fare una medicazione al bambino, tornati a casa, gliela faceste di nuovo perché quella del medico non vi ha convinto. La proceduta è sbagliata. Non siete medici. E, in questo caso, non siete insegnanti e non siete logopedisti. Se bastasse essere genitori per saper insegnare nessuno di noi si sarebbe laureato. Avreste dovuto, prima di tutto, avere un po’ più di fiducia; poi, se vi sembrava di vedere delle difficoltà nel bambino, parlarne con gli insegnanti; se vi sembrava che gli insegnanti prendessero la cosa alla leggera e non si rendessero conto che il bambino aveva uno specifico disturbo dell’apprendimento, rivolgervi a uno specialista; portare il certificato agli insegnanti e mettere in comunicazione il logopedista con i docenti, che avevano il dovere di impegnarsi per aiutare Alessio . Ma non avreste dovuto seguire la strada del ‘faidate’.
Per quanto riguarda la relazione che lei cita "Furono date poi a famiglia e docenti indicazioni concrete alla luce di questa prima valutazione. ... A fronte dello sforzo della famiglia di aderire alle indicazioni, i docenti dopo una breve sperimentazione, decisero di tornare alle modalità relazionali da loro preferite.", trovo che sia decisamente offensiva, e non mi stupirei se gli insegnanti rispondessero al medico (e per conoscenza ai suoi superiori) per chiedere conto della grave espressione “modalità relazionali da loro preferite”. Che cosa significa? Fortunatamente non mi è mai capitato di ricevere una relazione medica che accusasse i docenti di fare ciò che “preferiscono”. Di solito, un medico serio, se riscontra qualche problema, contatta i docenti, spiega loro i problemi e si informa delle loro eventuali difficoltà a seguire le indicazioni, per trovare, insieme, le modalità più idonee.
Credo che se “la Scuola va a rotoli” non sia certo per episodi come quello da lei descritto, che è solo uno dei tanti, enormi problemi, che vengono scaricati sulle spalle dei docenti. Anche quelli che dovrebbero essere gestiti dai genitori o dallo Stato.
Spero che queste riflessioni vi aiutino a essere un po’ più fiduciosi e meno prevenuti nei confronti dei docenti che possono anche avere tanti difetti, ma non sono responsabili di tutti i problemi della Scuola.

domenica 17 marzo 2013

giovedì 14 marzo 2013

NUOVE RECENSIONI ai "Consigli pratici per giovani insegnanti". 359° post.

 Ho scoperto che c'erano queste nuove recensioni, finite per errore nella pagina della Gran Bretagna di LULU. Grazie  agli autori!!!!
Eccole! 
    
By Laura
01-Oct-2012
Ho letto d'un fiato il libro di Isabella Milani, lo trovo davvero fantastico, pieno di consigli per i giovani che iniziano a percorrere il sentiero dell'insegnamento, non facile come potrebbe sembrare ad un primo sguardo. Il libro va meditato e anche "masticato" per mettere in pratica tutti i suggerimenti indicati. Veramente da leggere!!!
    
  • By Lorena Placentino
    10-Mar-2013
    Consiglio vivamente la lettura di questo libro sia a chi sta per diventare insegnante sia a chi lo è e si trova in un momento di difficoltà. Studiando per il concorso a cattedra mi sono resa conto che i libri di pedagogia e didattica sono pieni di belle, bellissime parole ma si vede che sono stati scritti da persone che la scuola l'hanno vista da fuori. Tanti bei concetti, tanti bei sogni. La scuola vera, quella che viviamo ogni giorno non è come ci viene descritta sui libri! Invece la professoressa Milani ci descrive la realtà dei fatti. Ci parla davvero, per esempio, di come affrontare la gestione della classe, dandoci esempi concreti mentre negli altri libri si trovano solo concetti astratti. Provare per credere.



mercoledì 13 marzo 2013

"Un ragazzo mette le foto dei compagni su facebook: di chi è la colpa? 358°


Alda mi scrive:

“Salve professoressa Milani
sono la mamma di una ragazza che frequenta la 2^ media con un ottimo profitto e sempre 9 in condotta.
A scuola è accaduto quanto le scriverò di seguito:
premetto che l'uso del cellulare non è consentito e mia figlia non porta mai il cellulare a scuola come tutto il resto della classe tranne uno.
Circa 20 giorni fa un ragazzo della classe di mia figlia (con diversi problemi di super attivismo ma privo di insegnante di sostegno) ha portato il cellulare in classe come capita spesso e ha fotografato durante l'ora di lezione diversi compagni di classe, alcuni consapevoli di essere fotografati hanno innocentemente sorriso e altri invece non si non accorti di nulla. Il ragazzo che come già detto ha diversi problemi comportamentali tornato a casa ha pubblicato le foto su facebook.
Venuti a sapere dell'accadutto attraverso un genitore che ha segnalato il fatto e soprattutto parecchio scocciato del fatto che il proprio figlio apparisse su facebook ne ha parlato con un'insegnante. E' scoppiato un disastro.
Morale della favola il dirigente scolastico ci ha convocato per questo giovedì in quanto vuole prendere i seguenti provvedimenti:
1 nei confronti del ragazzo che ha fatto le foto e le ha pubblicate
2 nei confronti dei ragazzi che si sono fatti fotografare
3 nei confronti dei ragazzi che sapevano e hanno visto e non hanno riferito agli insegnanti.
Ora mia figlia è tra quelle che si è fatta fotografare, presa da un momento di allegria.
Ora vorrei un suo parere, cosa ne pensa di queste punizioni? Può essere ammonito un ragazzo che innocentemente si fa fotografare da un ragazzino? oppure che sapeva e non ha parlato?
Soprattutto volevo evidenziare che tutto ciò è accaduto durante l'ora di lezione e non durante la pausa merenda, quindi perchè colpevolizzare solo i ragazzi. Considerando che le foto fate sono almeno 15 perchè non chiedere spiegazioni anche al docente.
Soprattutto tutti i docenti erano a conoscenza del fatto che il ragazzo portasse il cellulare in classe ma tutti hanno fatto finta di nulla.
Attendo per quanto le sarà possibile un suo parere. Saluti Alda


Gentile Alda, mi dispiace dirle che sono perfettamente d'accordo con tutti e tre i provvedimenti. In seconda media un'alunna deve sapere che non ci si fa fotografare, altrimenti si è complici. Lo stesso vale per chi vede e tace.
Ho evidenziato, nella sua lettera, il fatto che lei ritiene che si siano fatti fotografare “innocentemente”. Questo, secono me, è l’errore. Noi insegniamo continuamente a rispettare le regole e lei, come genitore, deficisce “innocente” chi non le segue? Sono inseconda media, non in seconda elementare!
 Quello che lei deve fare come genitore, secondo me, è rimproverare sua figlia. Non le compete, come genitore, di stabilire se il docente deve o no essere ripreso, perché questo compete al dirigente e non toglie nulla alle colpe dei ragazzi.
Fare, senza essere visti,  una foto (o 15 foto o 50 foto) con il cellulare (che non è ingombrante e visibile come una reflex)  mentre l'insegnante è in cattedra o, ancora meglio, quando scrive alla lavagna, è facilissimo e, proprio per questo, molto scorretto da parte dei ragazzi. Le assicuro che io mi sarei infuriata.
Per quanto riguarda il fatto che lei afferma che “tutti i docenti erano a conoscenza del fatto che il ragazzo portasse il cellulare in classe ma tutti hanno fatto finta di nulla”, mi sembra che lei dia per scontato che le informazioni che ha avuto siano vere (cosa che mi sembra strana): anche in questo caso, comunque, come comportarsi dipende dagli insegnanti e dai singoli casi; ci sono ragionamenti dietro le decisioni che prendiamo che voi potreste non capire. E se i genitori cominciassero ad avere fiducia nella capacità di giudizio dei professori?
Mi ha chiesto un'opinione e perciò gliela do: rimproveri bene sua figlia perché una cosa così poteva costare anche una denuncia al ragazzino che ha scattato e messo su facebook le foto dei compagni. Bisogna insegnare ai ragazzi che non si possono fare (né assecondare o coprire) cose illegali.
Spero di averla aiutata, anche se non era quello che avrebbe voluto sentirsi dire.

domenica 10 marzo 2013

“Può la scuola chiamare un genitore e spedire a casa gli alunni?” 358° post

Vittorio mi scrive:
“Buongiorno Professoressa Milani, sono il padre di Igor, 12 anni frequentante la 2° media.
La questione è questa: ieri sono stato chiamato sul cellulare dalla segreteria della scuola, una voce mi diceva che dovevo immediatamente recarmi a scuola per prendere mio figlio. Ero al lavoro a 20 km di distanza e di tutta fretta sono arrivato a scuola scoprendo che mio figlio non stava male, come avevo pensato, ma che, insieme ad altri quattro compagni, facevano baccano nonostante gli ammonimenti dell'insegnante (supplente).
Io ero incredulo, non potevo immaginare che la scuola sia ridotta in queste condizioni. Io mi sono rifiutato di portare a casa mio figlio dicendo al vice preside che secondo me era un fallimento per scuola, era come dire ai ragazzi "state zitti o chiamo la mamma".La scuola questo non se lo può permettere, è un'agenzia educativa...io così sapevo. Io non ho scusato mio figlio, anzi ho detto al vice preside che se ci fossero state le condizioni di una sospensione che lo facesse pure (ma le condizioni non c'erano) ma non mi può chiamare sul lavoro solo perché una prof. non è in grado di tenere la classe. Io penso che un docente deve saper insegnare la sua materia ma deve pure essere in grado di tenere la classe, altrimenti non è un insegnante, non crede? Bene, ora la domanda è questa: può la scuola chiamare un genitore e spedire a casa cinque alunni solo perché una professoressa non riesce a gestirli? C'è un regolamento ministeriale che disciplina questi casi? mi dice dove trovarlo?
La ringrazio in anticipo per il tempo che mi dedicherà...grazie di cuore e buon lavoro. Saluti. Vittorio


E Luisa mi scrive:

“Buona sera, mi trovo nella mia camera a scrivere ad ora tarda tra le lacrime che cadono sulla tastiera. sono disperata e quasi all'esaurimento. Ho trovato il suo blog facendo una ricerca per capire come muovermi su una questione nata questa sera. Spero che con la sua esperienza mi possa aiutare. Le faccio una domanda diretta perché per raccontare la mia storia ci metterei troppo. La scuola (nello specifico dirigente scolastico e/o insegnati) possono in caso il bambino disturbi la classe con urla, buttandosi per terra ecc. chiamare i genitori per portarlo via? e nel caso i genitori si rifiutassero di andarlo a
prendere possono chiamare gli assistenti sociali dichiarando che il genitore è disinteressato al figlio? In questo caso il bambino viene tolto ai genitori? Questo è quello che ci hanno detto. Ora sono perplessa. Può la scuola lavarsene le mani? Abbiamo portato Luca da dottori e anche loro non hanno trovato nulla di "strano” nel bambino e il comportamento avviene solo a scuola. Cosa possiamo fare noi genitori? grazie mille per qualsiasi aiuto possa darmi. Luisa"
                          
Rispondo a tutti e due.
Secondo l’art. 1 dello lo “Statuto delle Studentesse e degli Studenti”, “ La scuola è luogo di formazione e di educazione mediante lo studio, l'acquisizione delle conoscenze, delle competenze e della coscienza critica “.
La Scuola deve accogliere, deve essere educativa. Gli insegnanti, verso gli alunni, devono adottare “la diligenza del buon padre di famiglia”. Non lo dico io, lo dice il codice civile.
Non riesco ad immaginare un padre di famiglia che cerca di mandare via il figlio perché è difficile da gestire. Mi sembra, da parte della scuola, un comportamento assurdo. Mi chiedo come possa il dirigente (che è responsabile) avvallare una richiesta del genere.
È vero che a volte è davvero difficile gestire la classe, ed è ovvio che urge trovare delle soluzioni, quando ci sono casi davvero difficili, ma se la scuola, come soluzione, sceglie il rifiuto non è educativa.
Che cosa può fare un ragazzo di scuola media che non giustifichi una sospensione, ma giustifichi la convocazione urgente di un genitore perché lo venga a prendere? Non riesco ad immaginarlo. Se un insegnante non riesce a gestire cinque ragazzi (maleducatissimi? rumorosissimi?) quale messaggio si dà a loro, ai compagni, alla famiglia, se si telefona per chiedere, in sostanza “Aiuto! Venite a salvarmi! Non riesco a contenere l’esuberanza di cinque alunni! Portatemeli via, vi prego!”. Tutti noi ci troviamo in difficoltà se non riusciamo a contenere l’esuberanza o la maleducazione degli alunni. Ne sono consapevole, e questo blog lo prova. Ma credevo che non venisse in mente a nessuno di rimandare i pacchi indesiderati al mittente.
Hanno detto a Vittorio che non ci sono le condizioni per sospendere Igor. E allora?
Nel caso di Luca la situazione è un po’ diversa: il bambino urla, si butta per terra e potrebbe farsi male. Non conosco bene la situazione, ovviamente. Ma faccio due ipotesi: è un bambino che ha dei  problemi? Gli insegnanti sospettano disturbi del comportamento? Devono convocare i genitori, informarsi sul comportamento del bambino a casa, spiegare al genitore come si comporta in classe, chiedere che cosa ne pensa, suggerire una visita specialistica.
È un bambino viziato che fa i capricci? Devono convocare i genitori, informarsi sul comportamento del bambino a casa, spiegare al genitore come si comporta in classe, chiedere che cosa ne pensa, suggerire di rivolgersi a uno psicologo,  per cercare di capire quali errori possono essere stati commessi dal punto educativo da parte di chi si cura del bambino a casa (genitori? Nonni? Baby sitter?). 
Certo, non possono minacciare una madre di farle togliere il bambino, come sembra di capire dal racconto di Luisa. E se anche non avessero usato quelle parole, questo è il messaggio che è passato. Ed è grave.
Il rapporto genitori/insegnanti deve essere di fiducia e di collaborazione, non di diffidenza e di antagonismo.
Detto questo, cari Vittorio e Luisa, vi suggerisco di prendere in seria considerazione il comportamento dei vostri figli. Secondo me non avrebbero dovuto chiamarvi, ma dovete anche capire che a volte gli insegnanti non riescono a gestire gli alunni, anche perché lavorano in condizioni difficili. Il comportamento che tengono i vostri figli non è quello che ci vuole per vivere serenamente in una classe, e siete voi - per primi- quelli che devono trovare delle soluzioni. A casa, prima di mandarli a scuola. 
Fatemi sapere!

venerdì 8 marzo 2013

"8 marzo: è di nuovo la Festa della donna". 357° post

Care lettrici e amiche, ho già scritto le mie riflessioni sull'8 marzo due anni fa. La situazione mi sembra identica e perciò ripropongo lo stesso post n° 166 che troverete qui sotto, al quale, però, aggiungo la frase
"Festeggerò quando nessun uomo si permetterà, senza essere fischiato, di chiedere a una donna 'Ah, lei viene? E quante volte viene?' davanti a una platea di uomini che ridono e applaudono divertiti, e davanti ai suoi datori di lavoro che vendono la dignità della ragazza che lavora per loro, in cambio di un buon affare".
Noi donne, insegnanti e madri, abbiamo il dovere di far riflettere i ragazzi, perché imparino che cosa significa rispettare una donna.
Facciamo in modo che diventino uomini che amano le donne prima di tutto come persone; insegniamo loro a rispettarle come madri, come compagne, e anche come perfette sconosciute.
Questo è il mio augurio per l'8 marzo.

8 marzo: è di nuovo la Festa della donna

martedì 5 marzo 2013

“Mi è passata la voglia di entrare nel mondo della Scuola”. 356° post


Michele mi scrive:

“Salve professoressa,
ho trovato per caso il suo blog e lo trovo molto carino. Detto ciò, le espongo la mia situazione.
Sono un aspirante insegnante, o, perlomeno, lo ero. Ho superato le tre prove del famosissimo, contestatissimo e chiacchieratissimo TFA per la classe A043 (Italiano, storia e geografia alle scuole medie). Qual è il problema, si chiederà lei? In questi mesi la voglia di entrare nel mondo della scuola è scesa ai minimi storici. Sono veramente tante, TROPPE, le sollecitazioni negative, le notizie, i colpi di scena (fra 24 ore, volontà politiche avverse, precariato, lotte varie, percorsi abilitanti speciali, percorsi ordinari che NON PARTONO a marzo ormai quasi inoltrato...). Sapevo perfettamente che non sarebbe stato facile, ma nella mia (forse) ingenuità ciò che ho visto e sperimentato è andato ben oltre la mia immaginazione. Insomma, mi sta passando davvero la voglia. Eppure insegnare è un mestiere per il quale ho sempre sentito una "tensione positiva", è da sempre che desidero farlo, è qualcosa che in un certo senso sento dentro. Ma le incognite e i problemi sono davvero troppi - e lei li conosce benissimo - ho 27 anni e sto pensando insistentemente di darmi un'altra possibilità (ho visto due master relativi ad altri ambiti ai quali sono interessato). Tutto ciò a una settimana circa dalla chiusura delle iscrizioni.
Ciò che mi trattiene è l'essere arrivato in fondo ad un percorso difficile, per il quale ho trascurato altre cose; mi trattiene la consapevolezza che la mia classe di concorso è meno complessa e disastrata di altre (almeno finora...); mi trattiene anche il timore di dovermene pentire, chissà, in un lontano futuro: non è che questa predilezione nei confronti dell'insegnamento tornerà a bussare alla mia porta? Ma dall'altro lato, mi sto rendendo anche conto che non sarebbe sbagliato optare per un bel colpo di spugna, date le grandi difficoltà del settore scuola...
Fermo restando che, ovviamente, sono solo io l'artefice delle mie scelte e queste dipendono solo da me (ci mancherebbe e la sollevo da ogni responsabilità :D), gradirebbe darmi un consiglio?
La ringrazio per l'attenzione e ancora complimenti per il blog.
Saluti, Michele”

Caro Michele, credo che a 27 anni tu abbia il diritto e il dovere di seguire quello che senti.
Nessuno può dirti se la “predilezione nei confronti dell'insegnamento tornerà a bussare alla tua porta” o se ti pentirai della scelta che farai oggi, credimi. Nel momento in cui prendi una decisione dopo averci pensato bene, non devi avere rimpianti, qualunque cosa accada, altrimenti non deciderai mai nulla.
Ognuno di noi fa delle scelte, nella vita. C’è chi sceglie sistematicamente soltanto la via più semplice e sicura e chi decide di avventurarsi verso altre strade, con maggiori incognite. Non mi sembra che la Scuola oggi ti garantisca nulla e quindi non saprei proprio quale delle due via sia effettivamente la più semplice e sicura. L’insegnamento, oggi più che mai, è davvero molto difficile, come avrai constatato leggendo il mio blog. Certo, posso dirti che è un lavoro meraviglioso. Meraviglioso perché ti permette di contribuire alla formazione di una persona, di un cittadino. Ma è un lavoro molto faticoso, a volte può essere usurante, e, oltretutto, per molti è un lavoro “da fannulloni”. Se riesci a entrare nella Scuola, se riesci a mantenere la cattedra quando ci entrerai, se riesci a tenere la classe e se riesci ad insegnare, se sei pronto ad accettare la mancanza quasi totale di  prestigio sociale, allora, scegli la Scuola. Ma mi sembra che ci siano troppi “se”, per un ventisettenne che sta già guardando ad altre strade.
Spero di averti aiutato. Ti ho risposto subito perché manca una settimana alla chiusura delle iscrizioni. Fammi sapere, fra una settimana!

lunedì 4 marzo 2013

“Io voglio fare l’insegnante! Non voglio abbandonare questo lavoro.” 355° post.


Gigliola mi scrive:

“Gentile Professoressa, Le scrivo di getto questa mail.
Ho letto ancora ieri sera le nuove riflessioni inserite nel suo utile e intelligente blog.
Ho anche comprato il suo libro, l'ho trovato davvero interessante e lo rileggerò.
Sono un'insegnante della scuola primaria. Ho 30 anni, ho deciso pochi anni fa di fare la maestra e dopo un'altra laurea mi sono nuovamente laureata per abilitarmi.
Quest'anno ho avuto la mia prima supplenza annuale sul posto di sostegno. Spesso mi viene affidata l'intera classe per vari motivi.
Tante volte, sia quando seguo un bambino individualmente in classe o quando guido tutta la classe non mi sento capace, sono molto insicura.
I tanti esami dati non mi aiutano, anzi... tanti professori non avevano idea di che cosa fosse una classe o un bambino... tanti esami inutili... Ho sempre amato lo studio ma vedo che non è servito molto per la mia professionalità. Si lo so si costruisce ma almeno una base gli studi universitari dovrebbero darla...
Quest'anno per me è un apprendistato, ogni giorno vedo tanti bambini e tante maestre diverse. Vedo i bambini, gli stessi, cambiare anche completamente comportamento se in classe c'è una maestra o l'altra...
Vedo, osservo, penso... ma mi serve davvero? Il problema è la mia insicurezza, la mia presenza non incute timore e forse trasmette poca fermezza. Non riesco a dire cose che facciano restar male i bambini, sono stufa di essere dolce e comprensiva, loro tante volte la vedono come una debolezza.
Eppure mi sperimento ogni giorno...
Il fatto è che IO VOGLIO FARE L'INSEGNANTE, ho scelto questo mestiere e non vorrei avere così paura di sbagliare.
Vorrei sperimentare metodi, attività ecc. con attenzione si ma non con un timore così limitante.
Quando i bambini si comportano bene, sia che ne debba seguire uno solo o la classe intera, io mi sento davvero appagata.
L'insegnante di classe con cui collaboro di più è in gamba, mi aiuta, è disponibile al dialogo.
Questa settimana è stata a casa influenzata e ho dovuto supplirla io spesso...
 Ieri sono andata in crisi. Il giorno prima avevo fatto lezione con la classe e un alunno disabile che seguo. La classe si comportava bene, il bambino anche. Ero riuscita a gestire abbastanza bene il tutto.
Ieri invece due ore bruttissime. Le racconto in sintesi:
un'altra insegnante di sostegno era in quel momento senza nulla da fare ed è venuta in classe per aiutarmi. Aiutarmi? Mi irritava perché faceva l'indifferente, diceva che il bambino (che l'anno scorso seguiva lei) era peggiorato e ha fatto solo un'azione: minacciare i bambini di dare una nota a tutti dato che c'era confusione (il bambino che seguo provocava disturbando la lezione e più lo sgridavo più continuava). La presenza di questa maestra mi irritava. Si vedeva che era proprio contenta che il bambino non mi obbedisse. Ad un certo punto lo ha sgridato anche lei e lui di certo non si è calmato anzi peggio.
Quando la maestra è andata via finalmente, io stufa per il comportamento del bambino che non mi permetteva di fare lezione con gli altri (in classe c'è un altro bambino problematico) ho cercato di sbloccare la situazione.
Ho provato a sgridarlo con decisione ma niente.
Ho provato a fare l'indifferente ma niente.
Ho provato a mediare dicendogli di sedersi accanto a me, che avremmo fatto insieme lo stesso lavoro degli altri ecc...
Niente.
Allora ho fatto quel che non avrei voluto fare. L'ho condotto fuori prendendolo per mano (per forza, lui non voleva venire) dalla bidella. Ho detto: non puoi continuare a disturbare la lezione, resti qui qualche minuto e ti calmi. Ovviamente mi sono scusata con la bidella dicendole che mi sono trovata in una situazione d'emergenza, altrimenti non l'avrei fatto.
Torno in classe e alzo la voce con la classe cercando di trasmettere sicurezza. Si calmano ma li castigo, non faranno l'intervallo.
Quando dopo 5 min esco per andarlo a riprendere intanto la bidella lo sta riportando in classe. Si è calmato, mi dice la bidella.
Si, lui è calmo, non ha voglia di lavorare ma si siede a fare un disegno e chiede scusa a me e ai compagni.
Quest'episodio ieri mi ha fatto molto dispiacere. Non riuscire a bloccare il comportamento disturbante del bambino e dover ricorrere alla bidella. Mi sono sentita una stupida...
Cosa posso fare?
Cosa dovrei studiare?
 Io voglio provarci, non voglio abbandonare questo lavoro.
So che se fossi più tranquilla, sicura e ottimista farei meglio, farei bene.
Mi dia un consiglio, mi dica cosa pensa di me da quel che ho scritto...Gigliola”

Cara Gigliola, che cosa penso di te? Penso che se vuoi davvero fare l’insegnante ce la farai. Da quel che hai scritto vedo che hai buona volontà e hai studiato.
Scrivi: “ Il problema è la mia insicurezza, la mia presenza non incute timore e forse trasmette poca fermezza. Non riesco a dire cose che facciano restar male i bambini, sono stufa di essere dolce e comprensiva, loro tante volte la vedono come una debolezza”.  Ma perché fare “restar male” i bambini? Tu devi insegnare come devono comportarsi, che cosa è giusto e accettabile e che cosa non è giusto e non si può fare. I bambini possono anche essere dispiaciuti di essere stati rimproverati, ma a volte è necessario e tu devi accettarlo. Stai facendo tanti tentativi: si impara così. Non ti scoraggiare.
Credimi, Gigliola, è normale faticare e a volte non riuscire a gestire un alunno. Leggere i libri può servire (altrimenti non avrei scritto il mio!), ma poi devi aspettare che il tempo passi e che l’esperienza ti aiuti. Si impara con l’esperienza, ma questo non significa che chi ha esperienza abbia la bacchetta magica. Fatichiamo tutti, solo che all'inizio si fanno più errori, e bisogna accettare questo fatto, senza sentirsi stupidi e senza andare in crisi. Hai ragione: gli insegnanti dovrebbero ricevere un’adeguata formazione, prima di essere mandati allo sbaraglio! Mi sembra, però, che tu sappia già che non avresti dovuto portare il bambino dalla bidella. Ma non sai che far saltare l’intervallo è un po’ una violenza, soprattutto per dei bambini piccoli, che hanno bisogno di muoversi.
La tua collega ha dimostrato di essere poco sensibile e di non avere a cuore il bene del bambino, ma di essere interessata ad apparire migliore di te. Impara a difenderti: parla molto chiaramente. Se dovesse offrirsi di aiutarti rispondile “No, grazie! Quando ci sei tu si comportano peggio e preferisco fare da sola. Soprattutto, non capisco perché continui a sottolineare il fatto che Tizio con te si comportava meglio. E perché? Vuoi dire che sei migliore di me? Se non ti dispiace, la prossima volta ci penso io a sgridarlo. Ieri con la tua sgridata hai peggiorato la situazione. Se non ti conoscessi si potrebbe pensare che eri contenta della confusione.”. Credo che lei dirà! “Ma no! Figurati!”. Allora tu risponderai “Ah, ecco! Però sembrava…”. Se poi dicesse che ha più esperienza, tu rispondi pure: “Senz'altro! Ma forse io ho studiato di più. D’altra parte posso dirti che la tua presenza li agita. Forse non è questione di esperienza…”.
Il nostro lavoro è già anche troppo difficile. Non abbiamo bisogno di colleghi che, invece di aiutare, ci mettono i bastoni fra le ruote! Se anche tu fossi incapace di gestire la classe, lei dovrebbe aiutarti, non metterti in difficoltà.
Lavora sulla tua autostima, Gigliola: il primo passo consiste nel difendersi dai colleghi scorretti.
Spero che questo ti aiuti.
Fammi sapere!

sabato 2 marzo 2013

STO SCRIVENDO UN LIBRO!

Cari Lettori, sono un po' in ritardo con i post e con le risposte, lo so :-)
Ma questo capita perché STO SCRIVENDO UN NUOVO LIBRO e devo finirlo!!

Spero che mi perdonerete, se vi faccio aspettare!
A presto!



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