La professoressa Isabella Milani è online

La professoressa Isabella Milani è online
"ISABELLA MILANI" è uno pseudonimo, scelto per tutelare la privacy dei miei alunni, dei loro genitori e dei miei colleghi. In questo modo ciò che descrivo nel blog e nel libro non può essere ricondotto a nessuno.

visite al blog di Isabella Milani dal 1 giugno 2010. Grazie a chi si ferma a leggere!

SCRIVIMI

all'indirizzo

professoressamilani@alice.it

ed esponi il tuo problema. Scrivi tranquillamente, e metti sempre un nome perché il tuo nome vero non comparirà assolutamente. Comparirà un nome fittizio e, se occorre, modificherò tutti i dati che possono renderti riconoscibile. Per questo motivo, mandandomi una lettera, accetti che io la pubblichi. Se i particolari cambiano, la sostanza no e quello che ti sembra che si verifichi solo a te capita a molti e perciò mi sembra giusto condividere sul blog la risposta. IMPORTANTE: se scrivi un commento sul BLOG, NON FIRMARE CON IL TUO NOME E COGNOME VERI se non vuoi essere riconosciuto, perché io non posso modificare i commenti.

Non mi scrivere sulla chat di Facebook, perché non posso rispondere da lì.

Ricevo molte mail e perciò capirai che purtroppo non posso più assicurare a tutti una risposta. Comunque, cerco di rispondere a tutti, e se vedi che non lo faccio, dopo un po' scrivimi di nuovo, perché può capitare che mi sfugga qualche messaggio.

Proprio perché ricevo molte lettere, ti prego, prima di chiedermi un parere, di leggere i post arretrati (ce ne sono moltissimi sulla scuola), usando la stringa di ricerca; capisco che è più lungo, ma devi capire anche che se ho già spiegato più volte un concetto mi sembra inutile farlo di nuovo, per fare risparmiare tempo a te :-)).

INFORMAZIONI PERSONALI

La mia foto
La professoressa Milani, toscana, è un’insegnante, una scrittrice e una blogger. Ha un’esperienza di insegnamento alle medie inferiori e superiori più che trentennale. Oggi si dedica a studiare, a scrivere e a dare consigli a insegnanti e genitori. "Isabella Milani" è uno pseudonimo, scelto per tutelare la privacy degli alunni, dei loro genitori e dei colleghi. È l'autrice di "L'ARTE DI INSEGNARE. Consigli pratici per gli insegnanti di oggi", e di "Maleducati o educati male. Consigli pratici di un'insegnante per una nuova intesa fra scuola e famiglia", entrambi per Vallardi.

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giovedì 28 novembre 2013

"Chi è Isabella Milani?". 421° post

Sta succedendo una cosa interessante e per me divertentissima. 
C'è chi ha scoperto chi sono!
Alcuni lettori mi raccontano che hanno assistito o preso parte a conversazioni come queste:
"Una mia collega mi ferma nel corridoio e mi dice che sta leggendo un libro, "L'arte di insegnare" di Isabella Milani, e che lo trova molto interessante. 
"Lo conosci?" 
"Certo che lo conosco". 

"Ma lo sai che ci sono molte delle cose che tu ci dici sempre? C'è un'idea di scuola proprio come la tua. Non sarai mica tu Isabella Milani?".


                     Oppure:
"Sto leggendo il libro della prof. Milani. E' interessantissimo. Lo hai letto?"
"Sì, ho letto il libro e anche il blog"
"Sai che dicono che sia di Siena?".

                     Oppure
"Senti, ma secondo te, Isabella Milani non potrebbe essere la collega di italiano della B? Secondo me è lei. Mentre leggo il libro mi viene in mente lei. Sarà un caso?"

Ahahaha!!! 
Finora, per quanto ne so, sono stata individuata a Siena, a Firenze e a Pisa, ma anche a Cremona, a Bergamo, ad Asti, a Jesolo e a Siracusa.
Mi diverte, ma mi fa anche riflettere: come ho già più volte detto, io sono solo un'insegnante come ce ne sono altre (e altri). Magari sono una vostra collega! Ma se anche non lo fossi, che cosa cambia?
Uso uno pseudonimo solo perché voglio essere una come tutti gli altri, una con la quale discutere o anche litigare, senza problemi.
Allora: guardatevi intorno e confrontatevi con i colleghi. Scambiate idee, chiedete e date consigli. 
Chissà dove verrò avvistata, la prossima volta! :-)
Però, è divertente, no? :-)

Ripropongo "Che tenerezza i giovanissimi supplenti"

Che tenerezza i giovanissimi supplenti. 

Li riconosci subito non tanto perché li vedi giovani, ma perché non sanno tenere il registro. Noi lo teniamo con la disinvoltura di chi ormai lo sente quasi come parte del corpo: non ci accorgiamo più neanche di averlo. Loro lo portano come si porta un bambino da mostrare al mondo.
Si incontrano nei corridoi più signorine che giovanotti (non voglio chiamarli “ragazzi” perché sono troppo grandi, e sono “professori”, e neppure mi sento di chiamarli “uomini” e donne”, perché sono troppo giovani). Li guardo: sono contenti e preoccupati nello stesso tempo. Si aggirano per la Scuola dandosi un contegno, ma sono un po’ smarriti e solo di rado si azzardano a chiedere spiegazioni a noi vecchi*. Ci danno del “lei”, perché ancora non si sentono da questa parte della barricata e ci dicono “buongiorno”, come se fossero ancora studenti.
Mi fanno tanta tenerezza. Hanno tanti sogni: sono insegnanti, finalmente. Vogliono insegnare. Vogliono lavorare, rendersi utili, avere il loro posto nella società. Non vedono l’ora di spargere fra gli alunni tutto quello che hanno imparato. So che hanno tanta paura, molti di loro. Si chiedono se saranno all’altezza del grande compito che hanno loro affidato. Si fingono disinvolti, perché non vogliono che la loro emozione si veda. Camminano sorridenti e soddisfatti della supplenza. Sentono che forse adesso, finalmente, il vento girerà a loro favore e sarà sempre in poppa. Parlottano fra di loro, i supplenti giovanissimi. Chissà che cosa si dicono?
Vorrei che non dovessero mai vedere quello che abbiamo visto noi a scuola. Vorrei, come vogliamo per i nostri figli, che il loro ottimismo e il loro entusiasmo, non si scontrassero mai con la dura realtà della Scuola che a poco a poco rende gli insegnanti disincantati, frustrati e delusi. Vorrei che non vedessero mai come verranno trattati dalla società: come fannulloni e incapaci. Sono troppo pessimista?
Chiedo a una di loro:
“Chi sostituisci?”.
“Sostituisco l’insegnante di inglese della sezione B”.
“E per quanto tempo?”
“Per ora per due giorni. Poi mi diranno qualcosa”.
“Speriamo”, dico io anche rendendomi conto che è come sperare che la mia collega si ammali più a lungo.
Lei si rattrista per un momento, mi guarda come si guarda un confidente:
“L’anno scorso ho insegnato solo una settimana in tutto un anno”, dice alzando l’indice per sottolineare quanto era poca una settimana.
Scuoto la testa e dico “Ma perché non vi ribellate?”.
Cari giovanissimi supplenti, mi fate molta tenerezza, ma anche un po’ di tristezza.

* "vecchi", perché ad un certo punto siamo vecchi per questo lavoro. Non ci può essere tanta distanza fra un alunno e un professore. Dovrebbe essere messo un limite. Altro che pensione a 67 anni!

martedì 26 novembre 2013

Nuova recensione al libro!

Paola (25-11-2013) 


5.0 su 5 stelle


Un'insegnante giovane e alle prime armi, anche se preparata con laurea e abilitazione e desiderosa di svolgere questa professione sin dall'infanzia, quando entra effettivamente in una classe, incontra inevitabilmente una serie di difficoltà, che, a mio parere, si possono sintetizzare in due principali: la difficoltà di mantenere la disciplina e la difficoltà di coinvolgere attivamente gli studenti. I libri di didattica esistenti, molti e vari, spesso rimangono sul piano della teoria e non contengono consigli pratici, che sono gli unici davvero utili. Questo libro, invece, sottintesa ogni premessa pedagogica, epistemologica e didattica, offre una serie di suggerimenti pratici immediatamente applicabili sull'atteggiamento da tenere in classe per essere insegnanti efficaci. Certo, alcuni consigli non sono facili da mettere in pratica (nulla è facile in questo lavoro straordinario e terribile), ma è decisamente da apprezzare il tentativo di fornire una vera e propria "cassetta degli attrezzi" per conquistare l'agognata autorevolezza che porta con sè la stima degli studenti. Non aspettatevi la soluzione a ogni vostro problema didattico, ma un punto di partenza per migliorare il vostro stile d'insegnamento, mettendovi sempre in discussione e cercando sempre le metodologie più efficaci. Consigliato da una giovane insegnante.
Voto: 5 / 5

Le altre qui

mercoledì 20 novembre 2013

Il libro è esaurito! Ritornerà presto nelle librerie!


Cari lettori, mi scrivono chiedendomi perché "L'arte di insegnare" prenotato in libreria non arriva. Il motivo è semplice: è già esaurito! Lo trovate solo nelle librerie che lo avevano già prenotato. E lo troverete presto anche nelle librerie che lo hanno esaurito.
Grazie a chi lo ha comperato! Lo stanno ristampando e spero che tornerà nelle librerie molto presto.
Grazie a tutti quelli che lo hanno comperato, a quelli che lo stanno consigliando e alle librerie :-)

martedì 19 novembre 2013

ORA BASTA! RIBELLIAMOCI! 420° post

È un bel po’ che voglio scrivere questo post, ma è difficile. È difficile riassumere una situazione disastrosa per la quale non si vede soluzione usando parole che non siano insulti e maledizioni.
Certo non pretendo di trovare delle soluzioni, è ovvio. Non voglio e non so portare dati su dati per dimostrare che per la Scuola non si spende quasi nulla, che gli insegnanti lavorano un mucchio di ore, che siamo a rischio di burnout, che le scuole non sono sicure, che il guadagno degli insegnanti italiani è molto inferiore a quello dei docenti di altri Paesi. Lo fanno già – e benissimo – altri.
Io vorrei dire che il re è nudo.
Vorrei poter piazzare in ogni angolo di strada altoparlanti potenti per urlare che è ora di finirla. La Scuola non merita di essere distrutta. Gli insegnanti non meritano di lavorare in una situazione tanto difficile da rendere vano ogni sforzo. I nostri figli non meritano di frequentare scuole fatiscenti, dove c’è troppo caldo o troppo freddo, dove non ci sono banchi e sedie a sufficienza, dove lo spazio vitale è ridotto a quello di un pollaio. 
Gli alunni difficili sono diventati difficili perché vivono in una società che è diseducativa al massimo. Sono difficili perché vivono in ambienti degradati per i quali lo Stato non fa nulla. Sono difficili perché i genitori sono disoccupati.
Gli alunni non meritano di avere insegnanti sfiniti che non vengono mandati in pensione quando è il momento perché loro, quelli che decidono, si sono mangiati tutti i soldi e adesso dicono che “non ci sono più soldi”. Gli  insegnanti giovani non meritano di essere sbattuti nelle classi difficili ad affrontare tutti i problemi che ci sono senza un’adeguata preparazione, solo perché loro – sempre gli stessi -  si sono mangiati tutti i soldi e ora dicono che non si possono avere classi meno numerose, e hanno perfino la sfacciataggine di dire che “non è assolutamente vero che nelle classi meno numerose si impara di più”.
La situazione delle Scuola italiana è pessima. Se è ancora in piedi, e se gli studenti vengono preparati, è grazie al fatto che gli insegnanti sono come bestie da soma, che il padrone carica sempre di più, ma che continuano ad andare avanti perché è il loro dovere di bestie da soma. Gli insegnanti stanno zitti. Stanno sempre zitti. Prendono dei calci e stanno zitti. Quando c’è bisogno di soldi loro, i soliti, si guardano intorno e si chiedono “E adesso? Li abbiamo sperperati tutti.. Dove li prendiamo? Dai nostri stipendi di politici, no di certo. Dalle nostre pensioni di politici? Ma ci mancherebbe altro! Tagliamo le nostre spese di politici? Per carità!  Prendiamoli dai fondi destinati alla Scuola, tanto gli insegnanti stanno sempre zitti. Quei pochi che parlano e urlano li deridiamo e li facciamo stare zitti. Ai genitori raccontiamo che gli insegnanti sono fannulloni, lo facciamo scrivere sui giornali, e ripetiamo la favoletta che stiamo modernizzando la Scuola, mettendo le aule Lim, obbligando gli Editori a pubblicare dei libri con materiali multimediali e interattivi online, obbligando gli insegnanti a usare il registro elettronico. I ragazzi che protestano li chiamiamo fannulloni, facciamo dare loro dei bei cinque in condotta e siamo a posto. Sì, togliamoli dalla Scuola, i soldi”.
Questo giochetto va avanti da almeno vent'anni. Ormai hanno tolto praticamente tutto e noi continuiamo a stare zitti e a rattoppare.
Gli insegnanti sono abituati a considerate sacro il diritto allo studio dell’alunno. Se fanno sciopero si sentono in colpa. E infatti non lo fanno. Gli insegnanti sono tanto abituati a essere maltrattati, che sotto sotto hanno finito per avere il sospetto di meritare tutti quei calci. E si sono sentiti dire tante volte che guadagnano anche troppo per quello che fanno, che quasi quasi ci credono. E per tutti questi motivi, qualsiasi cosa manchi nella scuola cercano di inventarsi qualcosa per sopperire a quelle mancanze. Che si tratti di oggetti, di libri, di penne, di fogli, di carta igienica, di tende, di spazi. Non mi stupirei se vedessi degli insegnanti portare da casa delle sedie. E loro, i politici,  se la prendono comoda, perché ormai sanno che gli insegnanti scuotono la testa, borbottano, ma poi alla fine prevale la loro volontà di non danneggiare gli alunni con eventuali proteste. Ma li danneggiano di più, perché con la loro pazienza da buoi, permettono a chi tira i cordoni della borsa del Paese, di non sganciare nulla e di ridurre la Scuola sempre peggio. A danno soprattutto degli alunni.
Ci sono troppi problemi nelle classi italiane. Troppi tutti insieme. Basta leggere questo blog per rendersene conto. Insegnanti disperati. Genitori disperati. Alunni disperati.
Siamo una società alla disperazione alla quale stanno togliendo tutto. La disperazione non circola solo nelle scuole. È palpabile ovunque, ormai.
Loro, quelli che muovono le fila di tutto lo Stato, non hanno saputo studiare delle strategie per prevedere l’andamento della situazione economica e per evitare la disoccupazione. Hanno assunto migliaia di lavoratori quando serviva produrre in enormi quantità di un prodotto che volevano vendere. Poi, quando lo hanno rifilato a tutti anche se non serviva, quando ci hanno riempito le case e le vite di quel prodotto, hanno deciso che gli operai non servivano più e li hanno licenziati.
Ci hanno riempito di bisogni superflui, ci hanno insegnato a desiderare, a consumare tutto il consumabile; ci hanno spinto ad andare in vacanza e a cambiare la macchina suggerendoci di indebitarci perché tanto potevamo pagarla “il prossimo anno”; ci hanno fatto credere ricchi per farci spendere, mentre ci stavano impoverendo sempre di più.
Loro, non noi, hanno portato avanti una politica disastrosa di favori in cambio di altri favori, di posti di lavoro in cambio di voti; loro hanno assunto personale inutile solo per assicurarsi una sedia nei posti di potere; loro, non noi, hanno imboscato a destra e a sinistra dei perfetti incompetenti - parenti, amici e amici degli amici - dando loro degli stipendi da favola; loro pagano un esercito di consulenti e di portaborse perfettamente inutili; loro hanno mandato in pensione la gente con 15 anni, 6 mesi e 1 giorni, perché a loro faceva comodo così. Loro hanno sbagliato e paghiamo noi.
Adesso ci hanno tolto quasi tutto. Adesso ci chiedono sacrifici. Ci dicono che i giovani non possono essere assunti perché non c’è bisogno di loro; adesso per andare in pensione non bastano più sessant'anni. Ce ne vogliono sessantasette. Poi ce ne vorranno sessantotto, sessantanove, settanta. E se i vecchi non vanno in pensione i giovani restano disoccupati. “Ma va bene così – si sono detti – è una bella idea! I giovani li mantengono i vecchi! Cosa pensi, che li facciano morire di fame?”.
I negozi chiudono, ma allo Stato non sembra importare nulla. Anzi, aumentano le tasse. Gli operai protestano, ma alla fine loro – i politici, i grandi imprenditori, e i presidenti di qualcosa - trovano il modo di far sembrare tutto una dura necessità. 
Tutti loro si dicono preoccupati per “gli Italiani”, per i disoccupati, per i giovani, per gli anziani, per la Scuola, per la Sanità. Tutto è “urgente”, “da fare”. Tutto “si farà”. E invece nessuno fa nulla e tutto rimane com'è, e molto spesso peggiora.
Siamo ancora nel Medioevo. Noi lavoriamo per mantenere loro e le loro corti. “Hanno fame?”, diranno “Che mangino al Mc Donald”.
Loro – i politici e i grandi imprenditori, i presidenti di qualcosa – non faranno mai delle leggi per aiutare noi. Leviamocelo dalla testa. Non finché continueremo a subire, a fingere di credere che sia tutto normale. Che siano normali i loro stipendi. Fingere di credere che se loro guadagnano dieci, venti, trenta volte il nostro stipendio, sono dieci, venti, trenta volte più bravi, più competenti, più preparati, più intelligenti di noi. 
Finché non ci sarà una protesta costante, forte, e finché non diventeremo terribilmente infuriati loro non faranno nulla per nessuno.
Non toglieranno mai qualcosa a loro, non taglieranno mai le loro spese, i loro vergognosi stipendi, le loro pensioni, le loro buonuscite. Tagliano i nostri, invece, perché “c’è la crisi ed è doloroso ma necessario”.
Credo che sia giunto il momento di ribellarsi. A cominciare dalla Scuola. La Scuola è il futuro. Sappiamo tutti quello che non va. Cominciamo a urlarlo, a metterlo in evidenza. Facciamolo tutti, da domani. Urliamo, protestiamo, diciamolo ad ogni angolo di strada. Scriviamo lettere su lettere; scriviamo in migliaia. Diventiamo alleati dei nostri studenti e dei loro genitori. Non nascondiamo la polvere sotto il tappeto. Non mettiamo la testa sotto la sabbia. Se manca qualcosa, protestiamo, rompiamo le scatole. Basta! Non permettiamo più di considerare noi e i nostri alunni dei fannulloni. Non permettiamo più a nessuno di dire che i nostri figli – quelli laureati, che finiscono a lavorare nei call center – devono essere meno “choosy”.
Se manca qualcosa non ci accontentiamo più della frase “tanto è inutile chiedere perché non ci sono soldi”. Chiediamo a gran voce, invece. Pretendiamo. I soldi ci sono. Sono nelle loro tasche. Legalmente. Perché le leggi le fanno loro.


domenica 17 novembre 2013

mercoledì 13 novembre 2013

"L'insegnante di mia figlia fa correzioni sbagliate". 418° post

Roberta mi scrive:

"Gentile Professoressa,
 Le scrivo per chiederle un consiglio: l'insegnante d'italiano di mia figlia (seconda media) spesso effettua delle correzioni sui compiti che, però, non sono sbagliati.(omissis)
 Non trovo giusto che l'alunna sia corretta e soprattutto penalizzata (diminuzione del voto) per delle "correzioni sbagliate", ma non so come risolvere questo problema, poiché non voglio urtare la sensibilità dell'insegnante, che è una brava professoressa e anche una persona squisita. D'altro canto, però, mi duole che mia figlia si trovi di fronte ad un duello fra me e lei (da un lato io che affermo l'esattezza di tali parole e dall'altro la prof. che afferma il contrario) e non mi piace che puntualmente torni a casa mettendo in dubbio la correttezza di quello che le insegno. Non che il beneficio del dubbio sia bandito dalla mia concezione pedagogica, ma se c'è una cosa della quale sono sempre sicura è la mia competenza in tal senso.
Sarebbe bello se lei potesse darmi qualche suggerimento per risolvere questa situazione.
La ringrazio anticipatamente, Roberta"

Cara Roberta, credo che lei dovrebbe riflettere sul suo ruolo. Lei è la mamma e deve fare la mamma. Trovo decisamente sbagliato che lei insegni a sua figlia. Per questo esistono le scuole, dove ci sono gli insegnanti. Lei non deve fare lezione a sua figlia, né di italiano né di altre materie. Se lei si frappone fra la ragazzina e i suoi insegnanti la danneggia perché la mette nella posizione di scegliere, in caso di divergenza di opinioni, fra lei e la professoressa. Seguendola, e controllandola, le suggerisce l'idea che sta controllando gli insegnanti perché non sono all'altezza, che sta controllando lei perché non la ritiene in grado di fare da sola; discutendo sul voto, le insegna che il voto è il motivo principale per cui si studia, e  la costringe ad avere a casa una seconda scuola. 
Rifletta sulle frasi: "non mi piace che puntualmente torni a casa mettendo in dubbio la correttezza di quello che le insegno", "d'altro canto, però, mi duole che mia figlia si trovi di fronte ad un duello fra me e lei" e “(da un lato io che affermo l'esattezza di tali parole e dall'altro la prof. che afferma il contrario)”. Lei invade il campo dell'insegnante e costringe la bambina a una specie di ricatto (anche affettivo): "chi scegli fra me e la professoressa?". 
So che lo fa con le migliori intenzioni, ma a volte si sbaglia anche così.
Gli alunni devono credere che gli insegnanti siano bravi e vogliano il loro bene. Anche se questo non corrisponde perfettamente a verità. E i genitori devono intervenire (possibilmente all'insaputa dei figli) solo per fatti gravissimi. 
Oltretutto lei definisce l'insegnante "una brava professoressa e anche una persona squisita". Lasci fare il suo lavoro alla brava e squisita professoressa. Come minimo insegnerà a sua figlia, con l'esempio, ad essere “brava e squisita”. E se anche l'insegnante le insegnasse qualcosa di errato, (cosa che, dagli esempi che mi fa, non è) sua figlia avrà modo nel tempo di correggere l'errore. 
Non dia tanta importanza al voto: non ce l'ha. Sulle cose più importanti che un insegnante insegna agli alunni, infatti, non ci sono interrogazioni e non ci sono voti.
Concludendo: si rilassi; lasci libera la ragazzina di essere come tutte le ragazzine. Resista alla tentazione di controllare. Osservi distaccata e tenga per sé i commenti sulla capacità dell'insegnante. Non si intrometta più nel suo rapporto con l'insegnante, che oltretutto è "una brava professoressa e anche una persona squisita".
Spero di averla aiutata. Mi faccia sapere.

martedì 12 novembre 2013

"Ma qnt zoccola è la mia prof di mate?". Terza parte. 417° post

Il post della diciottenne che definisce “zoccola” la prof di matematica che pretende che studino mi fa riflettere.
Abbiamo una ragazza di diciotto anni (18) che tiene un blog (pubblico, quindi anche gli insegnanti avrebbero potuto leggerlo, ma lei non se ne preoccupa affatto) e scrive un post nel quale si legge:
- la prof di matematica è una zoccola ed è anche stronza;
- “siccome il giorno seguente avremo dovuto fare il compito frughiamo tra le sue carte” (quindi è lecito farlo, purché di nascosto, e si desume che la pensino così tutti i compagni);
- “la classe si rifiuta di fare il compito”: evidentemente viene ritenuto giusto (da tutti gli alunni) sottrarsi al compito e viene ammesso come possibile dall’insegnante (che spiega che se non lo fanno “dopo Pasqua sarà peggio”, e cioè reagendo all’insubordinazione con le minacce anziché con dei provvedimenti seri)
- “kiediamo di fare esercitazione, ma lei decide di spiegare una miriade di argomenti, così ci pentiremo di averlo fatto spostare”: l’insegnante trova giusto vendicarsi negando l’esercitazione e dimostrando esplicitamente la volontà di vendicarsi (mettendosi al livello degli adolescenti, e passando quindi immediatamente dalla ragione al torto);
- “mentre parla cn metà classe, l’altra metà classe sta prendendo il compito nella sua borsa alle sue spalle”: evidentemente l’insegnante dimentica la fondamentale regola che bisogna tenere tutta la classe sotto controllo; ed evidentemente i ragazzi non sentono il minimo senso di colpa mentre fanno un'operazione decisamente illegale;
- “Ha intuito qualcosa. sarà forse colpa di quell’imbecille di lettieri”: Lettieri diventa un imbecille perché non è riuscito a portare a termine l’imbroglio senza farsi scoprire;
- “la prof porta i compiti corretti, ha insinuato ke noi abbiamo copiato, ke abbiam preso la fotocopia dalla sua borsa.”: “ha insinuato”, scrive la ragazza. Quindi non avrebbe dovuto permettersi di accusarli;
- ha “corretto ogni minima scemenza, come errore grave. ma qst è impazzita???” : quindi la professoressa non avrebbe dovuto fare nulla, avrebbe dovuto tacere e accettare il loro comportamento corretto. Non l’ha fatto, e quindi è pazza.
- “e se cn i compiti ha fatto correzzione (correzione, con due zeta) iper precisa, x i test ha fatto la stronza al punto tale da mettere cm massimo 6, la maggioranza inutile dirlo 3. nn accetterà più volontari alle interrogazioni, ogni giorno bisognerà essere preparati sia in matematica ke fisica, tutto il programma, nn aiuterà più ( perkè lo ha mai fatto?) ha giurato vendetta”: evidentemente la prof ha scelto la strada della vendetta, la prova di forza basata sui brutti voti; evidentemente, se li ha aiutati, non è stato recepito il messaggio “vi sto aiutando”; non ha ritenuto praticabile la strada di una dura presa di posizione sul comportamento, e non sui voti;
- “ma come si fa dico io? come si fa a essere così stronza? ma tu dico io godi quando metti i 3? godi quando alla fine dell’anno tutti prenderanno il debito nelle tue 2 materie? nn ti viene il dubbio ke se c’è un problema parte principalmente da te? nn ti sei ma kiesta cmè ke nn riesce a mantenere la classe? nn ti sei mai kiesta se forse fare la professoressa era il mestiere adatto a te? ma soprattutto hai mai pensato di sfogare la tua rabbia repressa in qlk altro modo?”: evidentemente la professoressa non ha ritenuto importante stabilire un rapporto con gli alunni; i ragazzi non hanno visto in lei nessuna delle caratteristiche che rendono autorevole un insegnante; non la rispettano, la considerano cattiva, vendicativa, disinteressata agli alunni e interessata soltanto alla matematica e ai voti; ritengono che l'insegnante che dà dei brutti voti sia una persona frustrata (come la società dipinge spesso gli insegnanti), che gode a fare del male;
- “perkè tu vekkia zitella sola forse ti stai accorgendo ke la tua vita è volata via  eke nn l’hai vissuta cm volevi. forse ti stai rendendo conto ke hai perso un sacco di tempo senza crearti ciò ke veramente ti avrebbe reso felice… stai stressata, sclerata, scuppiat… a me nn interessa se tu nn sfoghi cn nessun uomo, però nn te la devi venire a prendere con la classe, noi nn siamo la causa della tua infelicità, forse una conseguenza…”: evidentemente la ragazza è cresciuta in un ambiente che attribuisce ogni nervosismo o problema femminile alla mancanza di sesso e all'assenza di un uomo. È la mentalità di un tempo (tutt’altro che estinta) per cui alla donna che tentava di ribellarsi si diceva “ma hai le mestruazioni?”. Qualcuno le ha insegnato che il valore di una donna dipende dal suo successo con gli uomini, e che l’insegnante non ha diritto di pretendere nulla e, se lo fa, è perché è “stressata, sclerata, scuppiat”.
- “se tu vuoi vendetta, noi vogliamo semplicemente sbatterti cn la testa nel muro, una sera qualsiasi ke tu tornerai a casa, senza saper del pericolo ke troverai sulla tua strada…”: evidentemente questa diciottenne ha imparato bene il linguaggio aggressivo e violento della società in cui viviamo, quello del “Ma mai nessuno che se la stupri?” detto da un consigliere di quartiere leghista (una donna!), per esempio.
- “hai mai pensato di sfogare la tua rabbia repressa in qlk altro modo?" "lo sapete ke i prof stressati nn possono insegnare, perkè nel momento in cui un professore è stressato, stressa i suoi alunni”: evidentemente la ragazza ha recepito bene tutti gli insulti che la gente sputa fuori quando noi insegnanti protestiamo perché il nostro lavoro è usurante e stressante. Qualcuno ( e non solo i genitori) le ha insegnato fin da piccola che l’insegnante che lavora e che pretende che i ragazzi studino non è un bravo insegnante, ma è soltanto una persona che ha della rabbia repressa da sfogare e che la sfoga sugli alunni. 
- “gli alunni sono la società del domani”: è convinta del fatto che gli alunni, come “società del domani” hanno dei diritti che vanno rispettati, primo fra tutti quello di vivere liberamente, facendo quello che vogliono, senza che qualcuno dica loro che hanno anche dei doveri. La parola "dovere" e l'espressione "è tuo dovere" non viene quasi più usata, al di fuori della Scuola.

Secondo me le domande principali, fra tutte quelle che ho proposto nel precedente post, sono le seguenti: come è possibile che la ragazza diciottenne sia arrivata in quarta liceo con queste idee? E’ nata così? Le hanno insegnato i genitori a essere così? Gli amici? E nessun insegnante se ne era accorto, per esempio alle medie?
O se ne erano accorti e non hanno saputo fare niente?  Crediamo davvero che sicuramente qualcuno aveva insegnato i concetti basilari per il vivere civile a Mena e ai suoi compagni? E se nessuno lo aveva fatto, pensiamo che siano concetti innati?

 Rispondo: questa ragazza è il risultato di una serie di errori di cui ho già molte volte parlato. Vive in una società consumistica, che mira solo al futile, che aborre la fatica e l'impegno, che insegna al bambino, al ragazzino, al ragazzo e anche all'adulto che bisogna desiderare l'inutile e dannarsi per ottenerlo; insegna che  la ricchezza è il valore per eccellenza, che la forma viene prima della sostanza, che l'aspetto fisico conta più della cultura; insegna quindi anche che chi non è ricco (l'insegnante, per esempio) non vale nulla, che una bella donna merita di sedere in Parlamento più di una donna intelligente, che "se sei racchia e fai schifo te ne devi stare a casa". Questa ragazza non ha il senso della giustizia se non della giustizia che la riguarda. La professoressa, secondo lei, non ha diritto di prendere delle decisioni: sono loro che hanno diritto di fare ulteriori esercizi che evitino loro lo studio a casa, hanno diritto di non avere insufficienze, di avere più tempo, di scegliere loro il grado di difficoltà degli esercizi. E i genitori sono molto probabilmente d'accordo. Perché se la figlia va male, la colpa deve essere degli insegnanti, altrimenti loro dovrebbero prendere dei faticosi provvedimenti, dovrebbero spendere dei soldi (meglio spenderli in un cellulare) in lezioni private, dovrebbero combattere contro una figlia ormai grande.
Questo succede perché molti genitori non hanno più le idee chiare su che cosa sia effettivamente giusto: anche a loro è venuto il dubbio che forse la cosa importante è che guadagnino, non importa come; che la cultura non serva a nulla, che la ragazza abbia una ricchezza solo se è bella; forse anche loro si sono convinti che chi studia tanto diventerà un frustrato infelice e sfigato; che gli insegnanti che protestano sono dei fannulloni. E perciò difendono a spada tratta la loro figlia che se ne frega. Non la contrastano perché deve essere libera di fare e pensare quello che magari hanno sentito dire a Maria De Filippi. E hanno sviluppato queste idee anche perché spesso (non tutti, certo) sono impegnati anche loro a cercare di diventare come li vogliono i media, e non hanno tempo per i figli.
Questo succede perché gli insegnanti non ce la fanno a contrastare questo mentalità senza andare incontro a problemi, seccature, insulti, minacce di denunce e denunce vere e proprie. È troppo faticoso e viene sentito come un sopruso (giustamente); sulle loro spalle grava un cumulo di responsabilità, di problemi, di pretese, e nessuna considerazione sociale, nessun riconoscimento economico, e abbondanza di offese, non solo da parte dei genitori, ma anche da parte delle istituzioni. Questo succede perché molti insegnanti, alla fine, rinunciano, gettano la spugna. E diventano vittime. Ma succede anche perché ci sono insegnanti (pochi) che non avrebbero mai dovuto diventare insegnanti, e rovinano la reputazione anche di quelli (molti), che sono preparati e che lavorano sodo.
Quello che mi preme è sottolineare la necessità di non dare la colpa ai ragazzi: la ragazza del post è aggressiva, maleducata, presuntuosa, ignorante, scorretta, disonesta. Ma è diventata così perché nessuno l'ha corretta prima. Nessuno è riuscito a insegnarle né valori, né rispetto, né senso del dovere, né l'onestà, né il concetto basilare che la fatica sta alla base dei risultati.
Mi preme dire che la soluzione dei problemi che ci vengono posti non sta affatto nella soluzione semplicistica (e ingiusta) di dare la colpa ai genitori, o agli insegnanti. E soprattutto, non sta nel dare la colpa ai ragazzi che, fra tutti, sono i meno colpevoli.
Questo è un commento che qualcuno ha inserito (e che io non ho pubblicato):
"I genitori di figli violenti, dopo averli informati, vanno picchiati con un manico di badile, come il figlio, facendogli provare quello che loro fanno provare agli altri. Poi vedrete, dopo due o tre spazzolate, se avranno ancora voglia di fare i violenti. Salomone aveva ragione"
Ma che razza di soluzione è questa? Eppure la suggeriscono in tanti.
I genitori devono prendere coscienza della situazione. Ma gli insegnanti, che sono anche educatori, possono fare di più. Tutti noi dobbiamo dedicare molto più tempo al dialogo, alle spiegazioni riguardanti che cosa è giusto, onesto, importante nella vita. Non importa se perdiamo un pezzettino di programma. Il programma, se c'è l'educazione al vivere onesto, verrà dopo, di conseguenza. I ragazzi hanno bisogno di essere guidati, di essere accompagnati verso la vita, di coltivare la speranza in un mondo migliore, di imparare a provare entusiasmo. Bisogna farlo quando sono piccoli e quando sono ragazzi. Alle superiori non ci si riesce quasi più. Ma bisogna tentare. Bisogna conoscerli bene, ascoltarli. Cercare di capirli, ma senza lasciar passare le eventuali scorrettezze. Neanche le più piccole. Bisogna rispettarli ed esigere rispetto. Bisogna premiarli quando lo meritano. Ma bisogna punirli e bocciarli, se occorre. Punirli e bocciarli, ma senza astio. Perché se sono "riusciti male", se non sono come avrebbero dovuto diventare, abbiamo sbagliato noi adulti quando erano piccoli.
Bisogna essere esigenti, e molto intransigenti. Spiegare loro perché facciamo le cose, perché prendiamo certe decisioni. E poi prenderle, senza paura. Per insegnare ci vuole coraggio, l'ho già detto.

Il discorso non è certo finito. Ci sarebbero tante altre cose da dire, ma non si può scrivere un trattato in un post. Questo post è già molto lungo, ma vorrei concludere trascrivendo quello che la ragazza ha scritto alla fine dell'anno scolastico, al termine dell'ultimo anno di liceo, facendo una classifica dei suoi professori. Nella classifica, la professoressa di matematica è stata messa al terzo posto:
"I nostri prof. Classifica
 Prima di fare qst tanto attesa classifica devo fare delle premesse
1)   nn conosco i voti delle pagelle, ne tanto meno dell’esame
2)   nel bene e nel male ogni persona del liceo ci ha segnat x sempre… qst 5 anni anke se nn sempre sereni e spensierati fanno parte delle nostre esperienze…
3)   fare i prof è un lavoro ingrato, e spesso ki lo fa nn ha le capacità umane x farle

I° Posto la prof di religione, l’unica cn cui si potev parlare liberamente, ke eliminav ogni barriera tra alunni e studenti, sempre dolce e sempre alla moda
II° posto la  prof di italiano e latino… la ns protetta… una prof ke volev fa la mamma e cm tutte le mamme deve essere brava e farsi amare ma anke farsi rispettare e mantenere il suo ruolo… unico difetto: una volta ke si è fatta un idea positiva o negativa le riesce difficile togliersela da testa… mi ha delusa qnd ha fatti certi discorsi riguardanti mogli laureate e mariti muratori… mi ha fatto parià qnd andavamo a casa sua a prenderci il caffè
III° la tanto amata e odiata prof di mate e fisica… in realtà semplicemente una donna ke nn voleva farsi mancare di rispetto, forse nn molto adatta a qst mestiere o forse è abituata alla vekkia scuola in cui c’erano regole da rispettare e alunni più meritevoli… cmq una donna furba e coerente ke nn ama farsi prender in giro ed ha ragione… cmq le sue lezioni mi facevano parià…
IV°  la prof di arte… vive un po in un mondo suo senza rendersi conto ke il 68 è passato da parekkio, nn è più una giovincella e soprattutto alla sua età raccontare di avventure avute coi cubani è un po ridicola… tuttavia tipa interessante ke sa farsi ascoltare durante le spiegazioni…
V° La prof di storia e filosofia… inizialmente ero molto interessata qnd spiegava sembrava raccontasse trame di film talmente era avvincente, ma in qst ultimo anno è diventato una palla totale… le sue lezioni diventavano lunghi pisolini, x nn parlare di tutti i film ke ci faceva vedè in aula magna ke nn interessavano a nessuno… pregio: nonostante fosse skierato politicamente nn ci ha mai influenzato sotto qst punto di vista anke se ogni lezione ricadeva sui valori cristiani e la loro perdita… tipo famiglia aborto fecondazione ovvero gli unici momenti in cui ci animavamo un po’
VI° Il prof di scienze, divenuto uomo impegnato nella scuola ( collaboratore del preside) le sue lezioni sn diventate molto più mordi e fuggi del solito… ma nn ha mai perso il suo spirito umoristico ne la voglia di sentirsi eternamente giovane anke a costo di prendere strappi muscolari durante le partite d calcetto… ci ha martellato tutto l’anno per il suo corso all’umac, a cui io ero puntualmente assente… qst la dice molto sul mio interessamente alla sua materia
VII° la prof di inglese, tutti si ostinano a dire ke sentivano la sua mancanza… io invece preferisco essere molto più franca sicuramente mi disp x qll ke le è successo ma nn mi rimangio tutte le parole dette contro di lei… bisogna xò ammettere ke la sua durezza nascondesse il desiderio di vivere in un mondo dove tutti fossero corretti e facessero il proprio dovere anke se lei era la prima a nn saper fare il suo dovere… donna all’antica
VII° quella di ed. fisica ke sinceramente nn considero una prof, nn considero una donna, nn considero e basta così si spiega il mio voto rimasto invariato negli anni, 6 in educazione fisica… inutile dire ke mi ha costantemente rovinato la media ma nn mi interessa se una cosa nn mi piace nn la faccio!!!"

lunedì 11 novembre 2013

"ma qnt zoccola è la mia prof di mate?". Seconda parte. 416° post

Quali reazioni ha suscitato la lettura del post della diciottenne che chiama "zoccola" la professoressa di matematica che pretende che studino?

Che bisognerebbe mandarla a lavorare, per vedere che cosa significa faticare davvero? Che i genitori avrebbero dovuto darle due belle sberle da piccola? Che avrebbero dovuto bocciarla in prima? 

Che cosa si potrebbe dire di lei? Che fa un sacco di errori? che scrive come se stesse messaggiando? Che è ignorante? Che è volgare? Che è viziata? Che è una vera maleducata? Che è disonesta? Insomma, che non capisce niente?

Sono reazioni istintive comprensibilissime, ma secondo me, non sono le reazioni che dovrebbe avere un insegnante. 

Il post che ho trascritto (uno dei tantissimi di questo tenore che si trovano nel web) ci può aiutare a porci prima molte domande e poi a fare molte riflessioni. Come insegnanti e come genitori.

Prima di tutto: come è possibile che la ragazza diciottenne sia arrivata in quarta liceo con queste idee?

Nessuno si è reso conto prima che aveva una mentalità sbagliata? Dove l’ha presa? E’ nata così? è colpa sua? Le hanno insegnato i genitori a essere così? Gli amici? E ai suoi amici chi ha insegnato questa visione degli insegnanti e dello studio? Nessuno si è accorto che aveva queste idee? Nessun insegnante se ne era accorto, per esempio alle medie? O se ne erano accorti e non hanno saputo fare niente? E’ compito nostro correggere una mentalità sbagliata, o ci limitiamo a bocciare chi ce l’ha? Siamo proprio convinti del fatto che se i genitori non educano i figli o se li educano male noi insegnanti non possiamo farci nulla? E se pensiamo questo, a che cosa serve l’insegnante? Soltanto a trasmettere delle nozioni? Dando per scontato il fatto che il compito di insegnare l’educazione ai bambini e ai ragazzi è senz'altro dei genitori, se ci arriva un ragazzo maleducato o non educato che cosa dobbiamo fare noi, come insegnanti? Ignorarlo? Aiutarlo a capire che cosa è bene e che cosa è male? Se i suoi genitori sono più maleducati di lui, che cosa dobbiamo fare? Bocciargli il figlio perché così impara a mandarlo a scuola male educato? Scuotere la testa, alzare le spalle, e bocciarlo perché non è compito nostro? Prima della quarta liceo, nessuno si era accorto che quei ragazzi trovavano giusto frugare nella borsa di una insegnante? O di una persona qualsiasi? Nessuno, né genitori né insegnanti, aveva perso un po’ di tempo a spiegare che una borsa è proprietà privata e che, frugandoci, si lede la privacy del proprietario? Crediamo davvero che sicuramente qualcuno aveva insegnato questi concetti basilari per il vivere civile a Mena e ai suoi compagni? E se nessuno lo aveva fatto, pensiamo che siano concetti innati? E se non lo sono, non è normale che i ragazzi siano maleducati?

 

Inoltre: come è stato possibile che la ragazza che ha scritto queste cose in italiano scorretto sia arrivata in quarta liceo? Avrebbe dovuto essere bocciata prima? L’italiano e la matematica erano le uniche materie traballanti? Ce n’erano altre? Qualcuno avrebbe dovuto pensarci prima? E se gli insegnanti non ci hanno pensato prima, adesso, in quarta, ci si meraviglia?

Come mai questa ragazza (e tutti i ragazzi e perfino i ragazzini) ha la possibilità di scrivere queste cose in internet (facendo nomi e cognomi) senza che le capiti nulla? È colpa sua che dovrebbe arrivarci da sola a capire che sono cose che non si fanno, anche se la società gliele lascia fare? La società (compresi i loro genitori) considera gli insegnanti come persone rispettabili o li definisce fannulloni? I genitori rispettano gli insegnanti dei figli? Nella società, come viene vista la donna che non si sposa? Dove ha preso, questa ragazza diciottenne, l’idea che la donna non sposata è una donna stressata perché non “sfoga con nessun uomo”? Dove ha imparato questa ragazza a chiamare qualcuno “zoccola”, “stronza”? Dove ha sentito minacciare? Può capitare ai bambini, ai ragazzini e ai ragazzi di sentire o di leggere da qualche parte “Stronzo!!”, “Ma mai nessuno che se la stupri?”, “Delinquente!”, “Vaffanculo!”, “Facce di merda!” “Finocchi!”, “Culattoni!”, “Merda di marocchino”, “Sodomita”*? In altre parole, se gli adulti danno questi spettacoli, i ragazzi dovrebbero essere migliori perché l’educazione e la correttezza sono innate? Infine: è vero o no che si insegna con l’esempio?

 

* parole citate

Continua…

domenica 10 novembre 2013

"Ma qnt zoccola è la mia prof di mate?". Prima parte. 415° post

Leggo che una certa Mena, diciottenne, ha scritto  nel suo blog questa "storia che nessuno deve pensare ke sia vera". Eccola (ho evidenziato in rosso qualche frase secondo me più interessante):


"ma qnt zoccola è la mia prof di mate?

qst è solo una storia, nessuno deve pensare ke sia vera, e nessuno deve usarla contro di noi: i ragazzi della 4 A

giorno : 2 aprile 07
casualmente viene una ragazza in classe a kiamare la nostra prof di mate x farl andare in segreteria. la prof si avvia senza prendere la sua borsa cn i libri, siccome il giorno seguente avremo dovuto fare il compito frughiamo tra le sue carte, ma non troviamo nessuna fotocopia ke assomigli al nostro compito. La prof torna dalla segreteria, kiedendo ki fosse quella ragazza e se le voleva fare un pesce d’aprile, perkè in segreteria, nessuna l’ha cercata. ma nessuno ha visto la ragazza, ne riconosciuta.

giorno: 3 aprile 07
la classe si rifiuta di fare il compito, nessuno è capace di farlo neanke ki di solito riesce a prendere 8. la prof si incazza minacciando ke facendolo dopo pasqua, andrà peggio! kiediamo di fare esercitazione, ma lei decide di spiegare una miriade di argomenti, così ci pentiremo di averlo fatto spostare. kiediamo spiegazioni dei vekki esercizi, può mai pensare la prof. ke mentre parla cn metà classe, l’altra metà classe sta prendendo il compito nella sua borsa alle sue spalle? NO! sarebbe una classe di pazzi x arrivare a fare ciò…

giorno: 24 aprile 07
dopo averci fatto una monnezza completa ai colloqui, la prof ci fa fare il compito.
ovviamente tutti noi essendoci resi conto della situazione in cui eravamo abbiam passato le vacanze di pasqua a studiare matematica, ho trovato dei logaritmi anke nell’uovo! e ho passato la pasquetta misurando il seno della montagna su cui stavo…
così visto il tanto impegno tutti ma proprio tutti sono riusciti a fare il compito di matematica, tutti ma proprio tutti hanno consegnato in tempo, e x la prima volta durante il compito c’era un silenzio tombale, silenzio ke implicava sospetto.

giorno : 27 aprile 07
test di matematica ke vale cm voto orale
la prof viene in classe abbastanza incazzata. Ha intuito qualcosa. sarà forse colpa di quell’imbecille di lettieri ke mentre copiava un esercizio suo, ha copiato quello del compagno di banco grimaldi? e poi ha finito di copiare il suo? cm ha potuto spiegarlo alla prof se non cn le parole ho sbagliato a copiare, ho preso prima la mia brutta, poi qll di grimaldi e poi di nuovo la mia… scusa difficile da credere, soprattutto se grimaldi ha fatto il problema della sua fila, e gli esercizi di lettieri, sempre x un malaugurato scambio di fotocopie.

giorno. 2 maggio 07
la prof porta i compiti corretti
ha insinuato ke noi abbiamo copiato, ke abbiam preso la fotocopia dalla sua borsa.
ha esordito dicendo
qst compito puzza di imbroglio
lei però è così furba da riuscire lo stesso a farci cadere.
ho corretto ogni minima scemenza, come errore grave- è una sua stessa ammissione
la matematica è precisione, nn può prendere otto ki sbaglia a disegnare una linea, o scrive storta una lettera, o pegggio di peggio qnd fa il segno minore < lo fa più arrotondato… grimaldi compito annullato, lettieri 4.
ma qst è impazzita????
e se cn i compiti ha fatto correzzione iper precisa, x i test ha fatto la stronza al punto tale da mettere cm massimo 6, la maggioranza inutile dirlo 3.
nn accetterà più volontari alle interrogazioni, ogni giorno bisognerà essere preparati sia in matematica ke fisica, tutto il programma, nn aiuterà più ( perkè lo ha mai fatto?)
ha giurato vendetta.

giorno : 4 maggio 07
test di fisica… comm cazz u facimm???

ma come si fa dico io? come si fa a essere così stronza?
ma tu dico io godi quando metti i 3? godi quando alla fine dell’anno tutti prenderanno il debito nelle tue 2 materie? nn ti viene il dubbio ke se c’è un problema parte principalmente da te? nn ti sei ma kiesta cmè ke nn riesce a mantenere la classe? nn ti sei mai kiesta se forse fare la professoressa era il mestiere adatto a te? ma soprattutto hai mai pensato di sfogare la tua rabbia repressa in qlk altro modo?
perkè tu vekkia zitella sola forse ti stai accorgendo ke la tua vita è volata via  eke nn l’hai vissuta cm volevi. forse ti stai rendendo conto ke hai perso un sacco di tempo senza crearti ciò ke veramente ti avrebbe reso felice… stai stressata, sclerata, scuppiat… a me nn interessa se tu nn sfoghi cn nessun uomo, però nn te la devi venire a prendere con la classe, noi nn siamo la causa della tua infelicità, forse una conseguenza…

purtroppo o per fortuna stamattina nn c’erano le prisco’s in classe, nn c’era nessuno ke te ne ha dette 4, ma nn preoccuparti, se tu vuoi vendetta, noi vogliamo semplicemente sbatterti cn la testa nel muro, una sera qualsiasi ke tu tornerai a casa, senza saper del pericolo ke troverai sulla tua strada…

ma cm si fa? lo sapete ke i prof stressati nn possono insegnare, perkè nel momento in cui un professore è stressato, stressa i suoi alunni, gli alunni sono la società del domani, quindi rendetevi conto, del danno ke state facendo a noi solo perkè qlk lo ha già fatto a voi!!"

continua....

sabato 9 novembre 2013

Nuova recensione al libro

Grazie a Chiacchia!

5.0 su 5 stelle Un tonico rivitalizzante9 novembre 2013
Quando insegni da tanti anni corri il rischio di perdere lo sprint che avevi all'inizio e perdi di vista l'orizzonte che avevi davanti agli occhi. Questo libro aiuta a guardare con uno sguardo diverso, ti riaccende un fuoco dentro, ti fa sentire possibile un nuovo inizio, ti fa sentire meno sola.

Le altre qui

Ripropongo "Il terremoto e il dolore che non vediamo". 414° post

Filippine, supertifone violento come lo tsunami del 2004: già 1.200 le vittime della tempesta

Leggo su repubblica.it 
"MANILA - Morte e disperazione. Onde alte fino a sei metri. Case distrutte. Edifici ed aeroporti scoperchiati. Strade inondate. Terreni franati. Corpi straziati. Piccoli orfani dallo sguardo carico di orrore. Polvere mista a fango, lacrime e dolore".

Ripropongo un mio post:

Il terremoto e il dolore che non vediamo. 

Il dolore che non vediamo è il dolore degli altri.
Un terremoto sconquassa terre e vite lontane. Ci colpisce, rimaniamo fortemente scossi per il tutto il tempo in cui vediamo le immagini terribili. Dieci minuti? Venti? Ogni tanto, durante il giorno, ci pensiamo e commentiamo con qualcuno quanto è terribile quello che sta succedendo. Regaliamo qualche spicciolo - non tutti, tra l’altro – e poi riprendiamo la nostra vita.
Il dolore degli altri, in realtà, ci sfiora appena. Di fronte a notizie e ad immagini come quelle che vediamo (da molto lontano) attraverso i mezzi di comunicazione, di fronte a centinaia di migliaia di morti e feriti, a interi paesi e villaggi spazzati via dallo tsunami, a vite distrutte, a donne che urlano per la morte dei figli, se quello che vediamo ci colpisse davvero profondamente, bisognerebbe portare il lutto, piangere, disperarsi, smettere di mangiare, non andare al cinema e non festeggiare l’anniversario di matrimonio o il compleanno. Dovremmo rinunciare almeno al superfluo e mandare tutto l’aiuto che possiamo. Invece continuiamo la nostra vita come al solito. Diciamo che non mandiamo niente perché chissà dove vanno a finire i nostri soldi. Oppure ci sentiamo buoni perché componiamo un paio di volte il numero verde dedicato agli aiuti alle vittime del terremoto o dello tsunami.
Continua qui

martedì 5 novembre 2013

AVVISO A CHI MI HA SCRITTO

Cari lettori che mi avete scritto e non avete ancora ricevuto risposta, quando ricevo le vostre lettere le leggo subito tutte. Rispondo subito a quelle che mi sembrano urgenti per qualche motivo, e rispondo in ordine di arrivo alle altre: ad alcune in privato e ad altre con un post.  
Tenete presente anche il fatto che cerco di rispondere anche ai commenti che lasciate!

Mi trovo in difficoltà perché per rispondere alle lettere non ho più tempo per scrivere i post!

Non ho difficoltà a trovare i dieci minuti per leggerle, ma a trovare i molti minuti che mi servono per rispondere. Vi chiedo inoltre, di nuovo, di non chiedermi dei consigli anche su facebook! 
Più passa il tempo e più lettere ricevo e perciò può anche capitare una lettera messa in attesa vada perduta. Vi chiedo di avere pazienza. Stasera sto rispondendo a quelle che ho ricevuto il 22 ottobre!

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