La professoressa Isabella Milani è online

La professoressa Isabella Milani è online
"ISABELLA MILANI" è uno pseudonimo, scelto per tutelare la privacy dei miei alunni, dei loro genitori e dei miei colleghi. In questo modo ciò che descrivo nel blog e nel libro non può essere ricondotto a nessuno.

visite al blog di Isabella Milani dal 1 giugno 2010. Grazie a chi si ferma a leggere!

SCRIVIMI

all'indirizzo

professoressamilani@alice.it

ed esponi il tuo problema. Scrivi tranquillamente, e metti sempre un nome perché il tuo nome vero non comparirà assolutamente. Comparirà un nome fittizio e, se occorre, modificherò tutti i dati che possono renderti riconoscibile. Per questo motivo, mandandomi una lettera, accetti che io la pubblichi. Se i particolari cambiano, la sostanza no e quello che ti sembra che si verifichi solo a te capita a molti e perciò mi sembra giusto condividere sul blog la risposta. IMPORTANTE: se scrivi un commento sul BLOG, NON FIRMARE CON IL TUO NOME E COGNOME VERI se non vuoi essere riconosciuto, perché io non posso modificare i commenti.

Non mi scrivere sulla chat di Facebook, perché non posso rispondere da lì.

Ricevo molte mail e perciò capirai che purtroppo non posso più assicurare a tutti una risposta. Comunque, cerco di rispondere a tutti, e se vedi che non lo faccio, dopo un po' scrivimi di nuovo, perché può capitare che mi sfugga qualche messaggio.

Proprio perché ricevo molte lettere, ti prego, prima di chiedermi un parere, di leggere i post arretrati (ce ne sono moltissimi sulla scuola), usando la stringa di ricerca; capisco che è più lungo, ma devi capire anche che se ho già spiegato più volte un concetto mi sembra inutile farlo di nuovo, per fare risparmiare tempo a te :-)).

INFORMAZIONI PERSONALI

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La professoressa Milani, toscana, è un’insegnante, una scrittrice e una blogger. Ha un’esperienza di insegnamento alle medie inferiori e superiori più che trentennale. Oggi si dedica a studiare, a scrivere e a dare consigli a insegnanti e genitori. "Isabella Milani" è uno pseudonimo, scelto per tutelare la privacy degli alunni, dei loro genitori e dei colleghi. È l'autrice di "L'ARTE DI INSEGNARE. Consigli pratici per gli insegnanti di oggi", e di "Maleducati o educati male. Consigli pratici di un'insegnante per una nuova intesa fra scuola e famiglia", entrambi per Vallardi.

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mercoledì 28 settembre 2016

Gli insegnanti sono pubblici ufficiali, ricordatevelo. 583° post

Molti mi hanno chiesto che cosa ne penso del video che sta girando in internet del ragazzo che aggredisce la professoressa dopo un rimprovero. Non avrei voluto pubblicizzare ancora quel video, ma alla fine ho deciso di rispondere, e la risposta vale per tutti i video di questo genere.

Una per tutte, ecco la lettera di Pino, che mi scrive:
“Salve Prof.ssa Milani,
 innanzitutto le vorrei fare i complimenti per il suo blog ed il suo libro che ho letto e sono una fonte d'ispirazione per me.
Il motivo per cui le scrivo è che vorrei una sua opinione sul video che sta girando sui social network su un ragazzo che aggredisce una professoressa.
Ciò che le chiedo, in qualità di docente alle prime armi, più nello specifico è:
- come ci si dovrebbe comportare in queste situazioni?
- come evitarle? (Non arrivare a queste scene dove la professoressa si abbassa al livello del ragazzo penso che sia la cosa migliore, anche se non incolpo assolutamente la professoressa. In certe situazioni è facilissimo pontificare ma non agire. Non incolpo neanche il ragazzo, in fondo è lo specchio della società in cui ci troviamo.)
- quali strumenti si hanno per sanzionare l'alunno in questione? (Qualcuno mi ha detto l'importante è che sia andata dal dirigente a riferire. In questi tempi però dove la scuola viene gestita come un'azienda ed anche per quieto vivere, il dirigente è molto probabile che risponda:" E' colpa sua che non ha saputo motivare i ragazzi" lavandosene così le mani ed abbattendo moralmente la professoressa.)
In attesa di una sua qualunque risposta la ringrazio dell'attenzione.
Cordiali saluti. Pino”

Che cosa penso? Credo che in realtà non sia nulla di eccezionale, perché basta cercare su youtube e se ne trovano altri. E non mi interessa in questo momento parlare di quello che farà o non farà il dirigente. Mi interessa solo quello che vedo nel video.
Vedo un ragazzo molto aggressivo e maleducato e volgare che aggredisce un’insegnante.
Più precisamente, vedo un’aggressione a pubblico ufficiale.
Tu scrivi “Non incolpo neanche il ragazzo, in fondo è lo specchio della società in cui ci troviamo.” Io invece lo incolpo, eccome. Perché quello che dico (e scrivo nel blog e nel libro) del fatto che un alunno che si comporta male è un ragazzo che soffre, è riferito ai bambini e ai ragazzi, che non sanno ancora esternare il loro disagio in modo equilibrato e perciò perdono il controllo.
Quello che vedo qui è un ragazzo alto 1.80, che se non è ancora maggiorenne lo sarà fra pochissimo; uno che voterà e il suo voto varrà quanto quello di tutti noi.
Vedo un ragazzo che con buona probabilità tratta così la madre e tratterà così tutte le donne della sua vita e poi i suoi figli. Vedo uno che potrebbe anche picchiarle, le donne della sua vita. Perché non si diventa così aggressivi per un rimprovero o la minaccia di una nota sul registro. Un uomo civile non tratta così nessuno, figuriamoci una donna, fisicamente più debole di lui.
Vedo un ragazzo che ha dei grossi problemi di controllo della rabbia, che minaccia fisicamente la sua insegnante,  urlando, andando minacciosamente verso di lei con il pugno, o la mano o il dito molto vicino al viso della donna. “Della donna”, perché la professoressa, prima di essere un’insegnante, è una donna. Non importa, in questo caso perché, come e quando questo ragazzo è diventato così: a quell'età non si può più giustificare o perdonare un comportamento così aggressivo.
Vedo - lo voglio ripetere- un’aggressione a pubblico ufficiale: il ragazzo andrebbe denunciato e punito dalla legge. L’insegnante deve mettere per iscritto quello che è accaduto, farlo protocollare e chiedere al dirigente scolastico che prenda provvedimenti: direi che più di quindici giorni di sospensione sarebbero giustificati (e comporterebbe la bocciatura), soprattutto perché accennava al rischio di perdere l’anno e quindi si capisce che aveva già preso altre note. Se la Scuola lascia perdere (come probabilmente avrà lasciato perdere negli anni precedenti), se risponde con una blanda punizione, questo ragazzo andrà avanti così. Impunito.
Intorno, in quella classe, vedo degli smidollati immaturi, che ridono invece di aiutare la professoressa, che sembrano quasi sperare che il ragazzone macho passi ai fatti e le dia un pugno. Ragazzi immaturi che meritano anche loro una sospensione consistente.
Vedo un ragazzo che filma e poi mette su youtube la bella prodezza del compagno, anche se è vietato dalla legge, oltre che da tutti i regolamenti scolastici. Anche per lui ci vorrebbe una denuncia e una sospensione consistente.
Poi vedo un’insegnante, che ha sbagliato, perché ha perso la pazienza (però sfido chiunque, prima di tutto i genitori, a non perderla in quella situazione), ma che apprezzo, perché non si è lasciata intimorire.
Che cosa avrebbe dovuto fare l’insegnante? Prima di tutto non avrebbe dovuto arrivare a quel punto. Anche se è alle prime armi, anche se quella non è la sua classe e quindi non conosceva i ragazzi, avrebbe dovuto capire molto prima che tipo di ragazzo era quello; e com'era il resto della classe. Non è difficile, visto che ci riusciamo tutti i giorni nella vita quotidiana. Basta entrare in un locale pubblico (un bar, una discoteca, un ristorante, per esempio) e con una occhiata vediamo se è meglio girare i tacchi e andarcene.
Purtroppo gli insegnanti non possono girare i tacchi e andarsene, ma a volte vengono buttati in queste specie di fossa dei leoni, dove rischiano di essere aggrediti da ragazzoni maleducati, o violenti; rischiano di essere derisi e umiliati. E rischiano anche che arrivino i genitori del ragazzone a minacciare l’insegnante. Perché - diciamocelo- da qualcuno avrà preso – quel ragazzo – il suo modo di fare.
Questo non è un fatto isolato: può capitare a tutti noi insegnanti. I genitori dei ragazzi che nel video sghignazzavano dovrebbero essere obbligati a guardare per ore i loro figli in quel video, perché sarebbe giusto che si rendessero conto dei bei risultati della loro educazione, e perché capissero in che cosa consiste il lavoro (usurante) degli insegnanti.
Vorrei sapere come si è sentita quella professoressa andando a casa, quel giorno. Credo che non abbia mangiato, e non mi stupirebbe affatto se avesse pianto. E vorrei sapere come entra in quella classe ogni giorno, da quel giorno. E vorrei che tutti quelli che leggono si mettessero nei panni di quella ragazza, o immaginassero la loro figlia in quella situazione. E spero che a nessuno venga in mente di pensare che “se l’è cercata”. Spero che il dirigente non si sogni di chiedere spiegazioni all'insegnante.
Se fosse capitato a me, appena iniziata la sceneggiata del ragazzo non avrei più risposto. Neanche una parola. Avrei chiamato il bidello, sarei uscita e avrei chiamato i carabinieri dicendo “Sono stata aggredita in classe da un ragazzo. Potete venire subito? Ho paura che mi picchi”. E al pomeriggio avrei sporto formale denuncia, perché non è possibile che dobbiamo continuare a subire situazioni come queste. Una denuncia contro l’aggressore e una contro chi ha filmato e messo il video su youtube.
Spero che l’insegnante legga questo post, che non abbia ancora letto il mio libro, e che lo legga.


P.S  Aggiungo un articolo che mi sembra chiaro e che contiene anche i riferimenti normativi. Qui.

sabato 24 settembre 2016

Se commentate uno dei miei post ricordate che......

Cari lettori, se commentate un post ricordate che dovete mettere soltanto il nome, perché se mettete anche il cognome e poi scrivete "la maestra di mio figlio fa questo e quest'altro" o "la mamma di un compagno del mio bambino è noiosa" c'è qualche possibilità che legga anche lei, e non mi sembra una buona idea.

Mettete sempre il nome (QUELLI SENZA NOME NON LI PUBBLICO QUASI MAI), ma mai il cognome. Non è difficile: in fondo c'è un tasto "pubblica come", accanto c'è una tendina nella quale scegliete "NOME" e mettete quello che volete. Come adesso farò io come esempio sotto questo post.

Se vi rispondo in un post - lo ripeto- non metto MAI nessun particolare che può farvi individuare.

Quindi chi mi ha scritto con nome e cognome mi scriva di nuovo mettendo solo IL NOME.


P:S: Per esempio, Margherita

martedì 20 settembre 2016

Non è così importante essere messi in una classe invece che in un’altra. Il mio articolo su Il Libraio. 582° post




sabato 17 settembre 2016

Lettera diseducativa di un padre che non ha fatto fare i compiti delle vacanze al figlio. 581° post



Ho letto la lettera che un genitore ha postato sulla sua pagina Facebook per giustificare suo figlio che, “come ogni anno, non ha svolto i compiti estivi”. 
E poiché ha scritto “diversi docenti, psicologi e avvocati condividono il mio pensiero”, dato che ho scritto qui, quiqui e qui che non sono d’accordo sui compiti per le vacanze, non vorrei mai che usasse anche me per avvalorare quello che sostiene.

Trovo questa lettera quanto di più diseducativo possa esserci.
A parte il tono, davvero irritante per la grandissima presunzione che emerge da ogni parola; a parte il fatto di aver pubblicato la lettera apposta perché venisse condivisa, convinto di averle cantate ben bene agli insegnanti, salvo poi dire che non si aspettava questo clamore; a parte il fatto che afferma “non ho mai visto professionisti seri portarsi il lavoro in vacanza, anzi”, e quindi dimostra di non sapere quanti insegnanti - e non solo- si portano il lavoro in vacanza (io sono una di quelli, evidentemente sono poco seria, o forse non sono una professionista, chissà); a parte il fatto che tanti altri bambini e ragazzi durante l’estate hanno fatto attività come quelle che ha fatto lui con suo figlio (presentandole come qualcosa di speciale) e hanno fatto anche i compiti, quello che davvero mi ha colpito è l’insegnamento diseducativo che questo padre ha dato a suo figlio. E il bello è che molti genitori e perfino degli insegnanti lo hanno lodato a suon di “sei un mito! Bravo!”, senza rendersi conto di quello che nasconde questa lettera.
1.  Ha insegnato a suo figlio a non fare il suo dovere se non gli sembra giusto: questo gli potrà costare il posto di lavoro, un giorno.
  Un lavoro assegnato si fa sempre e comunque, e se non siamo d’accordo se ne parla dopo averlo fatto. Se un insegnante assegna i compiti per le vacanze, i ragazzi devono farli, e se non li fanno (e i genitori non li devono obbligare) devono pagare le conseguenze della loro scelta.
Senza accorgersene, questo padre ha insegnato che non si pagano le tasse se non ci sembrano giuste, che non si rispetta il codice della strada se ci sembra troppo rigido, ecc.
2.  Ha insegnato a suo figlio che gli insegnanti sono imbecilli e incompetenti che danno da fare cose inutili, e, visto che sono degli imbecilli e degli incompetenti è giusto farglielo capire ignorando quello che hanno deciso e poi scrivendo loro una bella lettera per metterli a posto e mostrare loro qual è la strada giusta.
3.  Ha insegnato che la sua opinione di padre vale di più di quella degli insegnanti, anche se sono loro, e non lui, quelli che hanno studiato per sapere se dare o no i compiti delle vacanze. 
4.  Ha insegnato a suo figlio che è solo la famiglia che insegna a vivere e lo fa nei tre mesi estivi. Ma la famiglia, in realtà, lo fa tutto l’anno e la scuola lo fa nei nove mesi e anche assegnando i compiti delle vacanze, perché fare il proprio dovere è un insegnamento primario per la vita.
5.  Al ragazzino, che ha letto la lettera, ha fatto capire che con la prepotenza si ottiene tutto: sicuramente gli avrà fatto vedere, gongolando, quante condivisioni ha avuto e quanti giornali hanno parlato della sua lettera.
6.  Nella lettera il ragazzino appare come una pedina, mentre il padre appare come il re: non è un buon insegnamento per l’autostima del figlio.
7.  Ha coinvolto il ragazzino in qualcosa più grande di lui, che non ha potuto controllare: quella è un’età in cui ci si vergogna da morire se il genitore va contro agli insegnanti. Ma non so se avrà avuto il coraggio di dirlo, povero ragazzo. Altro colpo alla sua autostima. Tra l’altro, ha mandato la lettera tramite suo figlio, in classe, davanti a tutti. E anche questo avrà delle conseguenze spiacevoli per lui.
8.  Ha insegnato che quando si ha qualcosa da dire a qualcuno non gli si parla: si pubblica una lettera su Facebook. Insegnanti e genitori sono persone che devono educare insieme e non da due parti della barricata. E qui la barricata l’ha alzata il padre.

Il padre si dice convinto  “che si presenterà fresco e riposato, nonché volenteroso per il nuovo anno scolastico.”. Lo spero per suo figlio, perché mi piacerebbe sapere che cosa accadrà se non sarà abbastanza volenteroso, fresco e riposato. Lo dico perché non c’è solo suo figlio che non ha fatto i compiti e non sempre basta questo per essere volenterosi. Glielo dico io che insegno da più di trent’anni e glielo possono confermare tutti gli insegnanti. Se le cose non andranno come si aspetta, che cosa dirà agli insegnanti? Che è colpa loro? Che cosa dirà al figlio? Tremo al pensiero.



venerdì 16 settembre 2016

"Dieci regole per insegnare oggi". Lo avete letto?

Eccovi , se non lo avete letto a suo tempo, un articolo/intervista apparso nella rubrica PASSAPAROLA di Silvana Mazzocchi su REPUBBLICA.IT.

Leggetelo qui, può esservi utile , in questi primi giorni di scuola, per non fare errori.

giovedì 15 settembre 2016

"Mia figlia non è stata messa in prima media con la sua amica del cuore". 580° post

Maria Paola mi scrive:

"Salve Isabella, per caso sono capitata nel suo blog. Stavo cercando informazioni utili al mio caso. Mia figlia Debora, di 10 anni, quest'anno ha iniziato la prima media nello stesso istituto dove ha terminato le scuole elementari (stessa preside quindi...). Provo a spiegarle in breve l'accaduto, se potrà consigliarmi le sarei molto grata. Debora doveva ritrovarsi in classe con la sua amichetta Emma. L'altro giorno stupore, le hanno divise dopo 5 anni insieme. Motivazione? Le insegnanti elementari hanno asserito che Emma è un carattere timido mentre Debora è allegra ed esuberante. Quindi, secondo loro, andavano divise. Queste maestre sono le stesse che l'anno scorso in quinta elementare avevano preso di mira Debora, tanto che ha dovuto fare psicoterapia per uscirne fuori. Mia cognata è andata dalla preside con la psicologa e ha ripreso queste 2 maestre. Ma tanto è andata a finire a tarallucci e vino. Sono strasicura che le bambine sono state divise per un dispetto di queste 2 maestre. Ma poi, da quando in qua le maestre elementari redigono rapporti comportamentali per gli insegnanti di scuola media? E poi... Emma e Debora in 5 anni di elementari non hanno mai avuto un problema e nessun maestra ha mai sollevato questa falsa questione dei caratteri. Emma piange tutti i giorni e la notte non dorme. Ora la mamma di Emma ha chiesto il trasferimento della figlia in classe con Debora ma non glielo fanno. A chi spetta secondo lei la decisione ora? Ai genitori, alle maestre elementari (che non sono psicologhe e non possono di certo valutare lo status comportamentale di una persona), ai professori delle medie o alla preside? Non sappiamo più a chi rivolgerci, nessuno ci dà la vera motivazione per la quale le bimbe sono state divise in prima media. Sa perché? Perché non esiste. È stato solo il pegno che devono pagare per via dello smacco dello scorso anno. Non solo lo trovo vergognoso, ma anche da querela! Lei cosa ne pensa? Ho anche consigliato di rendere tutto pubblico per vedere se si sblocca qualcosa. Grazie per la sua attenzione. Un saluto. Maria Paola


Gentile Maria Paola, le rispondo subito, nonostante io abbia molte lettere in arretrato, perché vorrei evitarle di fare degli errori. Le spiego:
- in tutte le scuole d'Italia le maestre di quinta elementare danno informazioni di tutti agli insegnanti delle medie: come sono i voti, com'è il carattere, quali sono le difficoltà e in quali materie, come sono i genitori, se vengono seguiti dalla famiglia e anche se ci sono bambini che non devono essere messi nella stessa classe e perché. In molte scuole, per esempio nella mia, si stabilisce che nella stessa classe non ci devono essere più di 5 o 6 bambini provenienti dalla stessa quinta. Cara Maria Paola, è sbagliato far stare per otto anni dei bambini sempre insieme, specialmente se sono molto legati e uno dei due si appoggia molto all'altro. E' il caso di Debora, evidentemente, se piange. Mi meraviglia il fatto che la psicologa non la pensi così, perché l'autonomia è una delle cose più importanti da conquistare. Escludo, anche se non le conosco, che le maestre abbiano preso di mira la bambina, ed escludo che gli insegnanti delle medie collaborino con le maestre per fare dei dispetti.
 Lei mi chiede: “A chi spetta secondo lei la decisione ora? Ai genitori, alle maestre elementari, ai professori delle medie o alla preside?”. Spetta agli insegnanti delle medie, con l’approvazione della preside, e tenendo conto delle informazioni che ricevono dalle maestre. Di sicuro non spetta ai genitori.
La vera motivazione per la quale le bimbe sono state divise in prima media gliel'hanno già data, ma lei non ci crede: sono troppo dipendenti l'una dall'altra. Se ci fossi stata io nella commissione che forma le classi le avrei sicuramente divise. E io non conosco le due maestre, né è mia abitudine dare ragione sempre agli insegnanti, come può vedere leggendo il blog. Mi consideri obiettiva.
Come potrà immaginare, in tanti anni di insegnamento ho visto alunni arrivare nella scuola senza conoscere nessuno, o essere inseriti in una classe senza neanche un compagno delle elementari. Uno è mio figlio, per esempio. Ma le assicuro che dopo neanche due giorni li vedevi ridere e scherzare con i nuovi compagni. I bambini hanno difficoltà e devono andare a fare psicoterapia soprattutto se percepiscono da parte degli adulti disapprovazione nei confronti della scuola. Il mio consiglio è: si mostri contenta della nuova scuola e dei nuovi insegnanti di fronte alla bambina. Lasci fare agli insegnanti. Lei dice “che non sono psicologhe e non possono di certo valutare lo status comportamentale di una persona”, ma si sbaglia. La psicologia del bambino è il pane quotidiano delle maestre. E anche il mio. A lei decidere. Spero di averla aiutata. Mi faccia sapere."

lunedì 12 settembre 2016

Si torna a scuola! Il mio articolo su IL LIBRAIO. 579° post

Cari lettori, il primo giorno di scuola è sempre speciale, per i bambini, per i ragazzi, per i genitori e per gli insegnanti. 
Per chi ha un bambino che entra a scuola per la prima volta, poi, è davvero commovente. 
Ricordo la gioia che ho provato quando ho accompagnato il mio bambino in prima elementare, con il suo grembiulino a quadrettini bianchi e azzurri. Quante foto gli ho fatto prima di accompagnarlo: in casa, in terrazzo, per la strada e fuori dalla scuola. Ricordo che sorridevo come se avessi dovuto andare a ricevere un premio, non so perché. Forse capiterà anche a voi.
Come in tante cose della vita l'inizio è importante e perciò eccovi, in questo mio articolo su Il Libraio; qualche consiglio. Per leggere l'articolo cliccate sul titolo o qui.

BUON RIENTRO!!!

Primo giorno di scuola: i consigli di una professoressa per i genitori

di Isabella Milani | 12.09.2016




mercoledì 7 settembre 2016

Ultima recensione. 578° post

5,0 su 5 stelleOttimi spunti di riflessione per insegnanti vecchi e nuovi.

il 7 settembre 2016

Pur avendo un'esperienza più che trentennale mi è stato utile

spunto di riflessione leggere e rileggere questo libro.

Penso che possa essere utile a tutti gli insegnanti, sia a quelli 

con esperienza (non fa mai  male riflettere sui punti di vista di

altri insegnanti) che a quelli che stanno facendo i primi passi nel 

complesso mondo della scuola.


Grazie, Cinzia. E grazie a tutti quelli che mi dedicano del tempo per 

scrivere una recensione. 


giovedì 1 settembre 2016

1° settembre! BUON ANNO, CARI COLLEGHI! 577° post

Eccoci al 1° settembre! Si riprende!
Voglio augurarvi, BUON ANNO, cari colleghi! 
Siate positivi!
Se vi siete trovati male con una classe, siate fiduciosi: quest'anno andrà meglio! 
Se siete miei lettori, applicate senza paura quello che vi è piaciuto di più di quello che avete letto!
Mi raccomando: siate cauti. Non fate errori nei primi giorni, perché voi studiate loro, ma loro studiano voi!
Fate di tutto per far capire agli alunni che vi interessano. Diteglielo.
Parlate loro di quello che farete insieme, e fatelo con entusiasmo, perché l'entusiasmo si comunica.
Se è una classe che non conoscete, presentatevi: raccontate un po' della vostra vita e dite loro che vi piacerebbe conoscerli meglio come persone, prima che come alunni, e sapere come hanno vissuto, che cosa vorrebbero fare oggi e in futuro. Ma non forzateli a parlare se non si fidano ancora di voi.
Ricordate che se voi temete che in mezzo a loro possano esserci alunni difficili, loro temono lo stesso di voi. Tranquillizzateli, in qualche modo. Diteglielo.
Non cominciate subito con i compiti il primo giorno di scuola. Non fate come quelli che ci dicono “avete tre mesi di vacanze”. Lasciate che si ambientino, che si abituino di nuovo al ritmo di vita. E se avete dato dei compiti per le vacanze, non cominciate con i voti, con i rimproveri.
Se fate dei test d’ingresso, non date un voto. Il test serve a voi, per sapere che tipo di preparazione hanno. Se lo hanno fatto male, non ne hanno colpa. Qualcuno prima di voi li ha preparati così, o forse li ha preparati bene, ma in altro modo, o hanno dei problemi. A che cosa serve cominciare l’anno con una insufficienza? Dite che il test non verrà valutato perché serve solo a voi, per decidere quale programma fare. Se i vostri alunni sono piccoli, fatelo scrivere sul diario: i genitori ve ne saranno grati.
In sala professori: non cominciate subito con le lamentele, con i “la 1C è una classe terribile!”, “Non so come farò in quella seconda! Hanno aggiunto tre ripetenti”, e così via. Si sa che le classi sono spesso difficili: capitano a tutti. Prendetela come una sfida.
Se avete avuto un brutto rapporto con una collega non la evitate: cercatela e sorridetele. Ogni inizio può essere un nuovo inizio.
Se siete di quelli che fanno mille cose, perché ci tenete a darvi da fare o perché non sapete dire di no, quest’anno lasciate un po’ di lavoro agli altri, o imparate a dire di no.
Se siete di quelli che quando in collegio si chiede “Chi vuole fare…” si mettono a guardare in terra, quest’anno cambiate rotta e fate qualcosa anche voi. Non è giusto lasciar fare tutto agli altri, no?
In questi primi giorni, trovate qualcosa di bello da fare con gli alunni, magari insieme ad altri colleghi. Questo è un lavoro che ha bisogno di una spinta positiva perché venga bene.

Ecco. Per ora mi viene in mente questo.

Vi auguro un anno bellissimo. Sarà faticoso, come sempre, ma sarà bello, vedrete.

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